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Salvatore Cuschera - principio

28 Ott 1999 - 18 Dic 1999

Opere

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Lorenzelli Arte insiste sulla scultura con una mostra dedicata ad un'artista giovane e di grande talento: Salvatore Cuschera. Una quarantina di opere in ferro pieno, di cui 12 di grandi dimensioni saranno esposte insieme a 35 lavori su carta nella sede della C.P Company di Milano.

Secondo James Harithas, Direttore della Ineri Foundation e Artcar Museum di Houston, Salvatore Cuschera è un “datore” di forma non un formalista. Invoca i suoi talenti più interiori per creare scultura di grande proporzione. E' discendente di una razza antica di lavoratori del metallo. Senza eccezioni, le sue opere sono composizioni complete che ritualizzano e spiritualizzano il contesto in cui sono poste.
Guido Ballo, nel testo per il catalogo, nota che per Cuschera, la modulazione è il principio stesso della scultura: i chiaroscuri sono netti, definiti, con richiami di volumi, di superfici, di spigoli essenziali, ma in funzione del colore. E' così che questi si propone anche come scultore colorista: scultore, ma forse sarebbe meglio dire costruttore, poiché la sua scultura è sempre costruzione strutturale. Le sculture più recenti rivelano infine con chiarezza la tendenza predominante verso costruzioni elementari, con movimenti interni nei richiami delle ortogonali.

Titolo: Salvatore Cuschera

Autore: James Harithas

Salvatore Cuschera è un’artista rapito dalle formidabili forza ed eleganza dell’acciaio. E’ uno scultore vero, diversamente da coloro la cui arte è preda del materialismo della cultura moderna. E’ un “datore” di forma non un formalista. Invoca i suoi talenti più interiori per creare sculture magiche, di grande bellezza, proporzione, mistero. Cuschera è il discendente di una antica razza di artigiani, lavoratori del metallo. Allo stesso tempo, è uno scultore moderno la cui arte sfida il lavoro degli artisti che ammira: David Smith, Alexander Calder, Eduardo Chillida e Richard Serra.

Cuschera si è impadronito del vocabolario della scultura moderna e sta aggiungendo la propria firma alla tradizione. Senza eccezioni, le sue opere sono composizioni complete che ritualizzano e spiritualizzano il contesto in cui sono poste. Vedo una connessione fondamentale tra la scultura religiosa totemica dell’Africa, l’arte di Salvatore Scarpitta e la scultura di Cuschera. Rimane da vedere se la sua scultura riceverà il sostegno che così prepotentemente merita, ma ricordate le mie parole, Salvatore Cuschera è uno dei pochi artisti contemporanei che sta portando la sua arte in modo disinvolto e appassionato verso il XXI secolo.

Titolo: Premessa

Autore: Guido Ballo

Nello sviluppo della scultura moderna è stata fatta una distinzione fondamentale, tra scultura modellata e scultura modulata.
La modellazione si svolge con variazioni di chiari e scuri che rendono l’effetto plastico intenso e fanno sentire con immediatezza la sostanza della materia da toccare; la modulazione tende ad esaltare i rapporti delle superfici.
Più spesso la modulazione è nelle sculture astratte, con essenzialità dei piani.
Nel caso di Cuschera, la modulazione è il principio stesso della scultura: i chiaroscuri sono netti, definiti, con richiami di volumi, di superfici, di spigoli essenziali, ma in funzione del colore.
E’ così che Cuschera si propone anche come scultore colorista: scultore, ma forse sarebbe meglio dire costruttore: perché la sua scultura è sempre costruzione strutturale.
In “Respiro di un rettangolo”, per esempio, del 1990, la lamiera verniciata a fuoco, la struttura rende visibili i vari elementi compositivi, accentuando l’effetto costruttivo.
Ma il colore anima in modo elementare la struttura stessa, in un certo senso la spezza, per darne come risultato il senso del provvisorio pur nella stabilità costruttiva.
Questa antinomia espressiva muove così la forma plastica con effetti inattesi.
“Elementi n. 7” del 1995, stende invece nella superficie alternanze ritmiche di pieni e di vuoti, con richiami cromatici netti, mentre “Scudo n. 1”, di un anno prima, si modula nei valori dei bianchi e neri, con rigore strutturale: un’opera tra le più interessanti nella ricerca espressiva di quegli anni.
Questi sono soltanto alcuni esempi della sua attività: che giunge nei momenti più alti in “Carro” e in “Raccolta”, del 1995, dalle strutture inventate.
Le sculture del 1998 - “Spazio antico”, “Museo”, “Casa del saluto”, “ Tracce di New York 1”, “Tracce di Morgantina”- rivelano infine con chiarezza la tendenza predominante verso costruzioni elementari, con movimenti interni nei richiami delle ortogonali.
Cuschera, con la serie di queste opere, si impone così all’attenzione critica come uno scultore nuovo.

Titolo: Tra le carte dello scultore

Autore: Claudio Cerritelli

Le carte di Cuschera raccontano i sogni dello scultore, nascono come ideazione di forme spaziali intorno alle quali si muovono morfologie astratte, variazioni costruttive dell'immagine, magnetismi del segno che sollecitano nuovi affioramenti della linea.
L'esperienza della superficie ha una diversità sostanziale dai processi del fare scultura, indica un'autonomia espressiva che si articola liberamente intorno ai nuclei immaginativi della forma, come progetto di infinite possibilità dove si esprime la genesi dell'opera e il senso profondo della sua maturazione.
In questo recente gruppo di carte Cuschera affronta lo spazio dal punto di vista dell'energia e del desiderio, esso è vissuto come una traccia folgorante pronta a diventare tangibile nel corpo della scultura, ma la realizzazione fisica non sempre avviene, e questo non significa che il disegno abbia perso la sua scommessa.
E' sempre attraente - infatti - leggere disegni e sculture in stretto confronto ma è altrettanto utile separarne il destino, lasciare che i fogli racchiudano segreti, intuizioni e ambizioni proprie e che, d'altro lato, le sculture entrino in scena indipendentemente.
Il fatto è che, nel momento in cui sono finite, le sculture sono già altra cosa rispetto al progetto, esse hanno superato nel processo di realizzazione qualunque esitazione preliminare e sono diventate organismi solidi che comunicano il senso di una spazialità primaria, essenziale, assoluta.
La verità di questi fogli sta nell'esplorazione di nuove idee spaziali, radicate nel gesto costitutivo del segno che agisce sulla superficie alla ricerca di puri rapporti geometrici, di strutture fondamentali che, dalla precisione del progetto, fanno sorgere impulsi verso un luogo che ancora non esiste: l'utopia della scultura.
Per Cuschera il segno ha la funzione non solo di delineare la configurazione spaziale dell'organismo plastico ma di indicare l'essenza corporea, il destino fisico dell'immagine, il modo di trasformare l'idea nella materia congeniale, nella sua adeguata funzione dove progetto e azione crescono in un unico fermento.
Nell'atto di stendere grandi segni di china sulla carta, con ampi gesti che demarcano le forme, Cuschera mette in evidenza le strutture di ferro che occupano lo spazio e nello spazio inventano equilibri sempre diversi. L'artista identifica il progetto nell'avventura calibrata del segno, determina lo schiacciamento dei piani, le zone di pausa, le congiunzioni e i distacchi, costruisce lo slittamento delle curvature per dare dinamismo alla forma, ora chiusa in se stessa, ora aperta ad ulteriori dialoghi con lo spazio circostante. Il senso della curva è forte e compatto, rappresenta una strategia spaziale che trasforma la scultura in un campo di forze attive nell'armonia del tutto.
Le ampie zone di nero indicano l'estensione delle masse di ferro, alludono al profilo totale della scultura, non possono competere con il suo peso tridimensionale eppure sono efficaci nell'occupare la dimensione del foglio, allargandosi a vista d'occhio fino a dominare il bianco sottostante.
Anche il vuoto ha peso, Cuschera crede fortemente a questa verità, il vuoto è una presenza necessaria alla conformazione dell'immagine, agisce come attivazione di sviluppi tridimensionali della forma, può diventare il punto di arrivo ma anche essere il nucleo intorno a cui si articola l'immagine della forma scultorea.
Il colore dà respiro al vuoto, diventa energia luminosa, carica di evocazioni profonde e di profondi slanci ai limiti dello spazio, sospeso in una dimensione senza tempo che si afferma nel magico equilibrio delle parti.
Nell'attuale fase di ricerca Cuschera sente il colore sempre meno necessario alla scultura, se nel passato aveva un ruolo di primo piano, oggi il colore tace, scaturisce direttamente dalla materia, è il colore del ferro, della ruggine che s'impossessa della forma e la rende monocroma, avvolta in un unico tono.
Nelle carte il colore ha la funzione di suggerire la luce del vuoto, l'atmosfera dello spazio circostante, è l'aria che si fa tangibile intorno all'oggetto plastico, talvolta bastano brevi tocchi di blu-rosso-giallo per creare variazioni luminose, minime eppure dotate di forte energia costruttiva: spesso il colore nasce in contrasto con l'assoluto protagonismo del nero. Alla sua azione totalizzante rimanda, per esempio, lo schiacciamento della forma, come se la struttura scultorea fosse vista dall'alto o di lato, una grande sagoma dell'intero organismo plastico.
Da non sottovalutare sono i collages di carte ritagliate e incollate, prove di studio che alludono ad un altro tipo di ricerca, quello delle lamiere piegate e fissate su altre lamiere, un'indagine che suggerisce allo scultore una diversa consistenza del fatto plastico, un'attenzione verso l'idea di leggerezza. In questi collages assistiamo ad una straordinaria capacità di gestire i tragitti del segno, lo sdoppiamento delle linee, la soglia della materia come luogo dove avvengono rapporti imprevisti tra spessori e sottigliezze, vibrazioni e immobilità, bagliori e ombre, in una dialettica interminabile di accadimenti di cui lo sguardo si nutre per vedere un'altra dimensione della realtà.

Salvatore Cuschera - principio
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Catalogo numero: 90
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