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Ronnie Cutrone - pop, off the rack, by the slice, mix & match

17 Set 2010 - 20 Nov 2010

Opere

Elenco opere »
Ronnie Cutrone
6FT explosion with phone messages
acrilici e collage su tela
cm 204x199
2007
Ronnie Cutrone
Cell girls - United States
acrilici e bandiera su tela
cm 50x50
2004
Ronnie Cutrone
Pop -Shot Felix-Green
acrilici e bandiera su tela
cm 58x97
2005
Ronnie Cutrone
Madonna
acrilici su tela
cm 77x77
2006
Ronnie Cutrone
Nevermind
acrilico e collage su tela
cm 77x77
2006
Ronnie Cutrone
Studio 54
acrilico su tela
cm 77x77
2006
Ronnie Cutrone
Velvet Underground
acrilico su tela
cm 77x77
2006
Ronnie Cutrone
Crusade
acrilici e collage su tela
cm 180x180
2005
Ronnie Cutrone
American still life in blue
acrilici e collage su tela
cm 91,5x91,5
2004
Ronnie Cutrone
King of Spades
acrilici su bandiera americana
cm 57x96
2004
Ronnie Cutrone
Duck Star
acrilici su baniera americana
cm 59x93
2005
Ronnie Cutrone
Dubfire ghost who is your daddy
acrilico e collage su bandiera
cm 114,5x173
2009
Ronnie Cutrone
Low
acrilico su tela
cm 77x77
2006
Si inaugura venerdì 17 settembre da Lorenzelli Arte la personale di Ronnie Cutrone, uno dei più straordinari interpreti della New Pop Art americana.
Cutrone si è formato nell'ambiente più vivo e stimolante della cultura newyorkese: assistente di Andy Warhol dal 1972 al 1980, gli anni d'oro della Factory, è stato testimone della stagione americana del Grafitismo e del New Pop degli anni Ottanta di cui ha assorbito l'energia esplosiva ma, soprattutto, ha messo in evidenza alcune intuizioni di Warhol circa il legame tra arte e società contemporanea, utilizzando l'immaginario popolare per farne un'analisi in senso critico. La mostra, curata da Matteo Lorenzelli, Ivan Quaroni e Elena Forin, presenta nelle tre sale della galleria un cospicuo numero di lavori dell'ultimo decennio e costituisce una rara occasione di ammirare affiancati alcuni cicli di lavori che solo in minima parte sono stati esposti in Italia: le Cell Girls, i Transformer e i Pop Shots.
“Le immagini dalle quali sono sempre stato attratto sono quelle della cultura Pop, sia che celebrino la società, sia che la critichino, sia semplicemente che la osservino” e “Ho deciso di dipingere il mondo come se questo esistesse attraverso i suoi simboli. Per questo, ho scelto le bandiere, meravigliosi pezzi di stoffa pieni di simboli di vita e morte, di orgoglio e confini invisibili, di sangue e anima (R. Cutrone)”. E questo il tema dei Pop Shots dove le bandiere non sono solo supporti sui quali dipinge le sue storie, ma sono soprattutto la metafora di un contesto geopolitico specifico, la rappresentazione di uno scenario, di un teatro entro il quale si consumano i drammi e le commedie della contemporaneità. Cutrone mostra i fatti, gli oggetti, i simboli dello status quo, filtrandoli attraverso lo sguardo innocente dell'infanzia, che è poi quello dell'artista stesso. Egli recupera la semplicità popolare dell'immagine e la celebrazione della società dei consumi e della cultura di massa. Partendo dal paesaggio artificiale del Pop storico crea un linguaggio nuovo, che interpreta con partecipazione, grazie all'utilizzo di un alfabeto iconografico semplice, quasi infantile, le evoluzioni della realtà contemporanea, i sentimenti della gente comune e, nell'ultimo decennio, soprattutto dopo l'11 settembre, i temi politici e sociali. Un esempio è costituito dalla serie delle Cell Girls iniziato nel 2004. Si tratta di un gruppo di opere, in tutto 13 -11 tele di cm 50x50cm, più due grandi quadri dedicati uno all'America (cm 180x180) e l'altro all'Afghanistan (cm 220x240)- nelle quali sono ritratti volti di donne dai lineamenti mediorientali, col tradizionale velo mussulmano e la bocca coperta dalle bandiere degli stati nemici del terrorismo islamico. Questi lavori rappresentano un'importante svolta nell'opera di Cutrone poiché non è più un semplice fumetto bensì un'iconografia che trasmette un messaggio molto chiaro e inequivocabile di paura. Così come in 6 FT Explosion with phone messages del 2005 che evoca il pericolo di ulteriori sanguinosi attentati con un linguaggio fantastico e spettacolare, o ancora Crusade, un dipinto emblematico di questa fase, che raffigura il simbolo di Superman che sanguina sotto una croce rossa, fra un proiettile e un rossetto, come un crociato dell'era moderna.
In Cutrone l'aspetto drammatico della rappresentazione si affianca a quello leggero e ironico che gli ha permesso di osservare il mondo con sguardo scevro da pregiudizi: esemplificativo il polittico Look better, realizzato nel 2006 e il trittico ColorFast del 2010 che emanano una sorta d'impalpabile senso di distensione dettato dalla sequenza dei cinque sorrisi di donna rivolti a un supereroe, Flash Gordon, che attraversa correndo la tela . Un altro esempio è la serie intitolata Transformer, iniziata nel 2004. Si tratta di un work in progress che ha impegnato l'artista per cinque anni e che è consistito nella realizzazione di opere che riproducono su grande scala le copertine dei dischi che principalmente si ascoltavano nella Factory e sono state importanti per l'artista stesso: “Mi sono avvicinato all'idea di dipingere musica”, ha spiegato l'artista, “nello stesso modo in cui lo avrei potuto fare da teenager che dipinge la sua preziosa collezione di dischi con i suoi idoli e le sue ossessioni. Un modo piuttosto naif, quasi sciocco, ma con amore”. L'impatto visivo di queste opere, dove le scritte hanno un'importanza uguale alle immagini, è decisamente notevole, lo stile grafico pittorico preciso e, allo stesso tempo, apparentemente trascurato, i colori spesso stridenti e sgocciolati. La prima copertina dipinta da Cutrone è quella del disco The Paragons Meet The Jesters a cui sono seguiti i musicisti e cantanti di culto che ormai fanno parte della storia: da "Sketches of Spain" di Miles Davis a Madonna col disco “Erotica”, da “Rhapsody in blue” di Gershwin, al Jimi Hendrix di “Are You Experienced?” al Nino Rota di “Amarcord”. Reinterpretando le copertine degli album che ha amato, l'artista compie un viaggio a ritroso non solo nella propria storia ma anche in quella della Factory. “Come artista pop”, ha dichiarato, “sono ossessionato dai fenomeni culturali e dalle tendenze che nel bene o nel male alimentano e trasformano una società”.

In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo con testi di Ivan Quaroni e Elena Forin e 150 riproduzioni a colori . Il catalogo sarà disponibile in galleria.

Titolo: Transformer

Autore: Ivan Quaroni

Una cosa è certa, Ronnie Cutrone è stato l’inventore di un certo modo di intendere l’arte pop che poi ha fatto proseliti nell’arte contemporanea. Il suo modo di guardare la società attraverso lo sguardo innocente dell’infanzia, il suo umorismo, il suo sistematico saccheggio dell’iconografia dei fumetti e dei cartoni animati, la sua attenta sensibilità nei confronti della cultura popolare lo hanno reso a tutti gli effetti un precursore. Ronnie Cutrone ha fatto scuola. Non solo è stato testimone privilegiato della stagione americana del Graffitismo e del New Pop, catturando nel suo lavoro tutta l’energia e l’eccitazione di quel formidabile decennio che sono stati gli anni Ottanta, ma è stato tra i primi in assoluto ad intuire che l’immaginario popolare, quello dei fumetti, ma anche della pubblicità e dei mass media, poteva essere usato per analizzare in senso critico la società contemporanea. In pratica, Cutrone ha enfatizzato alcune intuizioni di Warhol, accentuando la connessione tra arte e società contemporanea.

Come ha affermato lo scrittore e disegnatore Anthony Haden Guest, “La Pop storica fu una specie di celebrazione agrodolce – un’accettazione del fatto che il nostro paesaggio reale è composto più da marche e merci che non da rocce, fiumi e alberi. Inoltre, una delle funzioni del pop storico fu quello di rendere tollerabile questo paesaggio artificiale […]”¹. Ronnie Cutrone parte da questo nuovo paesaggio per creare un linguaggio nuovo, in grado di interpretare le evoluzioni della realtà contemporanea. La differenza con la Pop Art storica è sostanziale, perché Cutrone non ha mai dato l’impressione di essere disinteressato alle questioni e agli accadimenti del suo tempo. In lui non si avverte il sentimento di distacco tipico di Andy Warhol, ma piuttosto un vivo e vibrante senso di partecipazione nei confronti delle vicissitudini umane. Personaggi come Felix the Cat, la Pantera Rosa, Woody Woodpecker, conosciuti in ogni angolo del mondo, diventano parte della sua grammatica semplice, con la quale interpreta i sentimenti e le emozioni della gente comune. Soprattutto dopo l’11 settembre, Cutrone inizia ad affrontare in modo ancor più diretto i temi politici e sociali. Opere come le esplosioni, le croci bruciate, ma soprattutto le Cell Girls risentono esplicitamente delle tensioni provocate dal più spettacolare attentato terroristico della storia. In questi lavori non c’è alcuna traccia dello spirito ironico che in precedenza aveva contraddistinto le opere di Cutrone. Perfino i personaggi dei cartoni animati e i supereroi dei fumetti assumono espressioni a dir poco accigliate. In sostanza, l’universo rappresentato da Cutrone inizia a registrare fedelmente il clima e l’atmosfera che si respira nel mondo reale. Per quanto fantastiche e spettacolari, opere come “6 FT explosion with phone messages” (2006) e “Oom” (2003) ci restituiscono metaforicamente il fragore delle esplosioni delle Twin Towers, mentre gli inquietanti volti delle Cell Girls - in tutto 13 ritratti di donne velate mediorientali con le bocche coperte dalle bandiere degli stati nemici del terrorismo islamico - riflettono il generale sentimento di paura e tensione per il rinnovarsi di atti terroristici.

Un dipinto emblematico di questa fase del lavoro di Ronnie Cutrone, molto centrata sulla riflessione politica e sociale, è senza dubbio “Crusade” (2005), una tela quadrata di cm 180x180 che rappresenta il simbolo sanguinante di Superman sormontato da una croce rossa e affiancato da un proiettile e un rossetto. Oltre ad essere uno dei suoi lavori più belli, “Crusade” è anche la più perfetta rappresentazione in stile pop dell’eterno binomio di amore e morte. Un dipinto che riflette sentimenti di angoscia e turbamento è “(Transformer Study) Blind Man- Patriot” (2007), in cui figura un personaggio incappucciato, una specie di giustiziere o piuttosto di anonimo carnefice, che potrebbe benissimo incarnare lo spirito di vendetta del popolo americano nei confronti del terrorismo. È bene, però, specificare che nel percorso creativo di Ronnie Cutrone la rappresentazione drammatica e quella ironica procedono di pari passo. Le numerose bandiere americane della serie Pop Shot dipinte negli ultimi anni con i personaggi della Disney e gli eroi in calzamaglia della Marvel e della DC sono la testimonianza del suo mai sopito entusiasmo per la sensibilità infantile e adolescenziale. Attraverso questo tipo d’iconografie, Cutrone è infatti riuscito a conservare l’ironia e la leggerezza necessarie a guardare il mondo con uno sguardo privo di pregiudizi. La sua adesione alla sensibilità infantile è il motivo ricorrente di tutta la sua produzione, tanto che più volte l’artista ha descritto il suo lavoro come una sorta di tentativo di dipingere le illusioni di un bambino con l’ironia di un adulto. “Cerco di mantenere il mio umorismo”, affermava in un’intervista, “perché è la sola arma che ho contro l’illusione e l’idealismo”.² Un’opera che ha emblematicamente esemplificato la capacità di Ronnie Cutrone di mantenere una certa innocenza nel modo di vedere le cose, è “Tatabu” (2000), realizzata appositamente per LucreziaMelina, figlia del gallerista Matteo Lorenzelli, in occasione della mostra realizzata nel suo spazio milanese nel settembre 2003. “Tatabu” era il modo in cui LucreziaMelina chiamava ogni distesa d’acqua, si trattasse di un fiume, di un lago o di un mare. “Trovo affascinante e insieme dolceamara”, scriveva a tal proposito Cutrone, “l’idea che l’innocenza percettiva di un bambino sia sempre creativa prima di sottomettersi alla conformità”.³

A distanza di sette anni da quella mostra milanese, il clima sembra essere migliorato, non si avverte più la tensione che aveva caratterizzato gli anni successivi l’11 settembre. Poco dopo aver concluso la serie delle Cell Girls, contraddistinta da una sottesa violenza iconografica, Cutrone sembra ritrovare una visione più distesa e rilassata della società. Proprio nel 2006, infatti, realizza un polittico composto da sei piccoli acrilici su tela intitolato “Look Better”. L’opera è inconsueta rispetto allo stile di Cutrone, solitamente più esuberante e fa pensare, in qualche modo, alla pulizia formale di artisti come Tom Wesselman e James Rosenquist. “Look Better” emana una sorta d’impalpabile senso di distensione, che riverbera nella rasserenante sequenza dei cinque sorrisi di donna. È la quiete dopo la tempesta. Il ristoro dopo un periodo di grave stress. Il titolo stesso esprime il senso di un miglioramento, di un ristabilimento dell’equilibrio. Si tratta di un’opera cardine, che segna il passaggio di un lustro, dal 2000 - 2005 al quinquennio successivo, ma che, tuttavia, non esclude il sussistere di temi appartenenti al periodo precedente. Cutrone non procede mai schematicamente e spesso un ciclo di opere può intrecciarsi con un altro. Un esempio è la serie intitolata Transformer, iniziata nel 2004, dunque quasi contemporaneamente alla serie Cell Girls e ai Pop Shots dipinti su bandiere americane, ed esposta solo in minima parte in Italia nel 2009.4 Si tratta di un work in progress che ha impegnato l’artista per cinque anni e che è consistito nella realizzazione di opere che riproducono le copertine degli album che hanno segnato un cambiamento o un passaggio nel vissuto personale dell’artista. “Mi sono avvicinato all’idea di dipingere musica”, ha spiegato l’artista, “come l’avrebbe probabilmente fatto un ragazzino mentre dipinge con passione le tanto amate collezioni di dischi dei suoi idoli. Abbastanza naif, quasi sciocco, ma con amore”.5 Rifare le copertine degli album è, infatti, una pratica molto diffusa tra i ragazzi, ma nel caso di Ronnie Cutrone assume un carattere programmaticamente critico. Ridipingendo le copertine degli album che ha amato, l’artista compie un viaggio a ritroso nella propria storia, ricostruendo, al contempo, le tappe salienti della storia collettiva dal dopoguerra ad oggi. “Come artista pop”, ha dichiarato, “sono ossessionato dai fenomeni culturali e dalle tendenze che nel bene o nel male alimentano e trasformano una società”.6 Non a caso, proprio attorno al concetto di trasformazione, ruota questa serie di lavori, che vuole essere anche un tributo ai musicisti che hanno giocato un ruolo essenziale nella formazione della visione artistica di Cutrone. Curiosamente, Transformer è anche il titolo di un album di Lou Reed, personaggio chiave della Factory di Warhol e conosciuto dall’artista già ai tempi dell’Exploding Plastic Inevitable, il grande show multimediale del 1966 di Velvet Underground & Nico, che vedeva coinvolti una pletora di personaggi del sottobosco underground newyorchese tra cui lo stesso Cutrone.

I Transformer di Cutrone possono essere considerati come un grande affresco della storia contemporanea dagli anni Cinquanta ad oggi attraverso le evoluzioni della musica e della cultura. Ogni album ha innescato un cambiamento, una svolta nel tracciato della storia. La prima copertina dipinta da Cutrone è una pietra miliare del Doo-Wop, The Paragons Meet The Jesters del 1959, una compilation dei brani migliori dei due gruppi che rappresenta uno spaccato della cultura musicale della New York di quegli anni. Il Doo-Wop era un genere inventato dagli italo-americani, derivato dalla fusione di Rhythm & Blues e Rock & Roll e caratterizzato da testi romantici e filastrocche vocali non-sense. L’interpretazione di Cutrone è fedele all’originale - con l’immagine dei due bulli di una gang di strada in giacche di pelle nera - tranne che per l’aggiunta di un collage con carte da gioco e riferimenti alla cultura di quegli anni (Kerouac e suoi I Sotterranei). Si tratta di un’evoluzione rispetto al rock & roll di Elvis Presley, celebrato da Cutrone nell’opera che riproduce la copertina del suo primo album del 1956. Con The Paragons Meet The Jesters siamo nell’ambito della subcultura dei grasers7 celebrata da film come American Graffiti e Grease e serial come Happy Days.

Altro disco trasformativo di quel periodo è Sketches of Spain di Miles Davis, realizzato insieme all’amico Gil Evans nel 1960 sulla base di musiche tradizionali spagnole e di pezzi classici come il secondo movimento del Concierto de Aranjuez di Joaquin Rodrigo. Si tratta di uno dei Transformer più pittorici della serie, del tutto privo d’inserti a collage. Poi è la volta di Meet The Beatles del 1966, secondo album del quartetto, ma primo per l’etichetta Capitol, con la famosissima foto di copertina di Robert Freeman. Dello stesso anno è Are You Experienced? di Jimi Hendrix, il disco che cambia definitivamente il volto del rock portando la distorsione della chitarra ai massimi livelli e lasciando un segno indelebile nei guitar heroes delle generazioni successive. Ancora del 1966 è un’altra pietra angolare del rock, Blonde on blonde di Bob Dylan, primo album doppio della storia, che segna tra l’altro la svolta elettrica del cantante folk. L’immagine di copertina, una foto sfocata scattata da Jeffrey Schatzberg che ritrae il musicista con una giacca scamosciata e una sciarpa al collo, è una delle più celebri icone della cultura rock. Le scelte di Cutrone in fatto di copertine sono legate a molti fattori e possono includere sia motivazioni di ordine estetico sia citazioni che fanno riferimento al suo personale percorso artistico, come nel caso delle copertine di Velvet Underground & Nico (1967), Sticky Fingers (1971) e Love you Live dei Rolling Stone (1977), realizzati dal suo maestro e mentore Andy Warhol.

Sono molti i temi trattati nella serie Transformer, dalle tendenze politiche e sociali alle trasformazioni in fatto di body modifications e chirurgia estetica fino ai mutamenti che la musica è in grado di produrre sugli individui. Come ha scritto l’artista, “queste tre aree per me rappresentano la mente, il corpo e lo spirito di tutto”.8 L’attenzione di Cutrone per l’affermarsi della cultura nera in ambito musicale è segnata dalla presenza di copertine come Soul Rebels di Bob Marley and The Wailers del 1970 e Screaming Target di Big Youth del 1972, capolavori della musica giamaicana, e What’s Going On di Marvin Gaye del 1971 e Superfly di Curtis Mayfield del 1972, episodi che incarnano due momenti fondamentali della musica afro-americana dei primi anni Settanta. What’s Going On di Marvin Gaye oltre ad essere considerato uno dei migliori dischi del XX secolo, rimasto per oltre un anno nella classifica pop di Billboard con 2 milioni di copie vendute, è anche un album impegnato, che tratta temi come la droga, la povertà, l’odio e la sofferenza, così come li vivevano i veterani della Guerra del Vietnam che avevano appena fatto ritorno in patria. L’altro album, Superfly di Curtis Mayfield, è la colonna sonora dell’omonimo film, capolavoro del genere Blaxploitaiton, anch’esso incentrato su tematiche crude, quali la dura vita nei ghetti neri d’America.

Un altro blocco compatto di Transformer è quello degli anni Ottanta, periodo nel quale Cutrone diventa uno dei protagonisti e testimoni chiave della Factory warholiana. Benché realizzato negli anni Settanta, precisamente nel 1977, l’album Low di David Bowie può essere considerato uno dei dischi seminali della New Wave. Primo della trilogia berlinese, di cui fanno parte anche gli album Heroes e Lodger, Low segna il definitivo abbandono da parte di Bowie del glam rock più trasgressivo e il suo approdo ad uno stile più severo e minimale, che riflette le atmosfere cupe della capitale tedesca. Il titolo stesso, Low, significa depresso, triste. Il contraltare di questo disco, ma anch’esso a suo modo “trasformativo” è l’album A Night at Studio 54 (1979), che sancisce il punto più alto, ma anche il crepuscolo della disco music anni Settanta, con pezzi dei Village People, degli Chic, di Donna Summer, di Cher e molti altri. La raccolta riassume in due vinili il meglio della musica suonata allo Studio 54, il famoso locale situato tra la settima e l’ottava avenue a Manhattan, famoso per gli eccessi e le provocazioni che ne facevano un tempio della stravaganza. Tra i frequentatori del club c’erano oltre ad Andy Warhol, Elton John, Liza Minelli, John Travolta, Michael Jackson e Truman Capote, anche personaggi che gravitavano intorno alla Factory, come Grace Jones, Jean Michel Basquiat, Keith Haring e la giovane Madonna. A Night at Studio 54 fotografa uno spaccato dell’America Felix, che non poteva sfuggire allo sguardo attento di Cutrone.

È proprio in questo momento, mentre volge al termine l’esperienza degli anni Settanta e prende forma il rock raffinato e decadente degli Ottanta, che le scelte di Cutrone riflettono il sovrapporsi di esperienza personale e memoria collettiva. Siamo nel 1980 e New York è la culla di un Rinascimento culturale che coinvolge la musica rap, le arti visive e la cultura di strada. Sugarhill Gang (1980) dei The Sugarhill Gang, autori del fortunato singolo Rapper’s Delight, è il disco che contribuisce a diffondere il genere rap presso un pubblico più vasto, al di fuori del circuito culturale newyorkese. La grafica è caratterizzata dal lettering gommoso che compone la scritta Sugar Hill, culminante nel tondo centrale sormontato dallo skyline della Grande Mela. Siamo agli albori della Golden Age, poco prima dell’irruzione sulla scena dei Run-DMC. Per le strade impazza il Wild Style, una tipologia di graffiti che intreccia lettere e simboli fino a renderli illeggibili, che nel 1983 viene documentata dal film omonimo diretto da Charlie Ahearn. Un anno prima dell’uscita dell’album degli Sugarhill, nel 1978, Basquiat poneva fine all’esperienza dei graffiti con la scritta “SAMO is dead”. Più o meno nello stesso periodo, Keith Haring disegnava i suoi radiant boy nelle stazioni della metropolitana ottenendo un notevole riscontro tra i giovani. Cutrone è di dieci anni più vecchio di Keith Haring e Basquiat, ma lo scenario culturale nel quale opera è lo stesso. Non molto tempo dopo, si ritroveranno tutti e tre insieme a frequentare i party della Factory cosi come le gallerie trendy e all’avanguardia di New York.

La disamina sui dischi “trasformativi” di Cutrone include una lunga lista di copertine. Come in High Fidelity, il film tratto dal romanzo di Nick Hornby, in cui il protagonista è impegnato a riordinare la sua collezione di vinili seguendo un criterio esclusivamente autobiografico, anziché alfabetico o cronologico, anche Ronnie Cutrone procede nel suo percorso tenendo conto soprattutto dei dischi che hanno un significato particolare prima di tutto per lui e in secondo luogo per la collettività. Gli anni Ottanta sono contrassegnati da dischi come The B-52’s (1979), disco eponimo d’esordio del gruppo di Athens, che influenzò tutta la successiva New Wave americana; Virtu Ex Machina dei Kraftwerk (1981), la band tedesca che con il suo stile elettropop ha determinato la nascita di nuovi generi musicali; infine Thriller di Michael Jackson (1982), forse uno dei dischi più venduti nella storia della musica di tutti i tempi. Anche gli anni Novanta hanno le proprie pietre miliari. Dischi come Erotica (1991), uno degli album coraggiosi di Madonna, che tratta l’amore e il sesso in tutte le sue varianti e precede, dal punto di vista stilistico, le sonorità delle compilation del Buddha Bar; Blue Line dei Massive Attack, che intrecciando Dub, reggae ed elettronica inaugura l’epoca del cosiddetto Bristol Sound; Nevermind dei Nirvana (1991), secondo album della band di Seattle, annoverato tra i classici del rock; l’omonimo dei Metallica (sempre del 1991!), ribattezzato anche black album per la copertina nera, contenente la struggente Nothing else matters.

I Transformer di Cutrone rappresentano, per usare il colto frasario di Jean Clair, le disjecta membra di un’epoca, anche perché, come ha scritto Michael McKenzie, Cutrone è “collagista nel cuore”9 e dunque la sua attitudine è quella del raccoglitore di frammenti, del collettore di minimalia. Ogni copertina rivisitata dall’artista diventa, così, il tassello di un complesso mosaico entro il quale entrano di diritto tutte le sfumature della sua arte pop, dalle Cell Girls alle Explosions, dai Pop Shots fino a tutti gli altri dipinti che hanno per protagonisti i personaggi di fumetti e cartoni animati. La cosa bella dell’arte di Cutrone consiste proprio in questa capacità di includere tutte le espressioni umane nella fedele e agrodolce rappresentazione della contemporaneità. Nessun altro artista è riuscito a farlo con altrettanta leggerezza ed onestà.

Titolo: Pop, Off the Rack, By the Slice, Mix & Match

Autore: Elena Forin

"Spesso il significato delle immagini cambia quando le vediamo da adulti, perché portiamo con noi paura, sofferenza, esperienza e conoscenza".
Ronnie Cutrone

Look Better (2006) è una figura ripetuta, il sorriso di una donna, il racconto di qualcosa che succede nell’immagine e attraverso l’immagine, è la corsa di un supereroe, la sintesi del cambiamento, l’invito a una modalità di vedere che Ronnie Cutrone non definisce e non enfatizza, ma che dichiara in maniera semplice e diretta, come una delle tante necessità del nostro tempo: “guarda meglio”. Questo, io credo, è il valore che si ritrova e che ritorna nell’opera di Cutrone, una volontà di guardare le cose, di vederle con una lucidità che abbraccia disincanto, fantasia e figurazione, e che si muove costantemente tra stati di coscienza differenti e contraddittori.
Oggi il suo lavoro sembra essere arrivato ad una maturazione estrema, chiaramente leggibile per esempio in opere come Off the Rack, By the Slice, proprio come sono estremi il suo linguaggio e la sua fantasia, sempre aperta a nuove letture e ai possibili e dissacranti racconti di un universo conosciuto ma in balia di un vorticoso cambiamento. La critica sociale è intensa, e se l’artista ha da sempre affidato alla presenza di supereroi e di cartoons l’ironico riordino delle più folli ossessioni del nostro tempo, oggi ci mostra quanto anche questi supereroi siano sottoposti al vortice della contemporaneità, come nel caso di ColorFast in cui un Flash Gordon moltiplicato all’infinito nel quadro giunge persino a baciare se stesso e un suo ulteriore terzo.
Dal punto di vista pittorico, in Pop off the Rack, By the Slice, Mix and Match, figure e personaggi sono fusi in un cromatismo sempre intensissimo, che si misura questa volta non solo con la leggerezza (fasulla) di un mondo animato e infantile, ma anche con una complessità spesso mascherata. Politica e lettura sociale negli ultimi anni divengono infatti per l’artista un sottofondo sempre più in primo piano, in cui le metafore si intensificano in un ritmo ascendente e spasmodico, quasi fossero delle detonazioni di immagini, di messaggi e di imperativi della comunicazione e del consumo votato alla velocità, come nella serie delle Explosions o in Awenstruck under the Canopy del 2005 e (Transformer Study) Military Mouse - Blood Diamond, del 2007. È un continuo parlare per contrasti e ossimori, in cui le figure, il loro glamour, la carica sensazionale della scritta e l’ingenua potenza del fumetto, lasciano spazio ad una riflessione sul mondo e sui suoi amari messaggi, successivamente e ulteriormente restituiti al filtro gocciolante e spesso del colore e di una figurazione mai piatta che riporta l’attenzione sull’icona.
Questo pare l’eterno ritorno per Ronnie Cutrone, un sistema in cui l’immagine si afferma, lascia spazio alla storia e ai suoi contenuti, e poi torna per affermarsi come valore aumentato dalla realtà e dal tempo.

La perdita dell’innocenza e lo sforzo di controllare la meraviglia.

La bandiera è un simbolo per Cutrone, è luogo di certezza sociale, è un campo pittorico su cui intervenire. Ne stravolge le dinamiche, la violenta imbrattandola, e la utilizza come fonte figurativa quasi fosse uno spazio scenico. Altre volte, come nelle opere collocate nella prima sala della galleria, le bandiere costituiscono il manifesto gioioso e giocoso di un universo fantastico conosciuto e ricollegabile al mondo infantile, e che in questo allestimento creano nella loro unione un grande schermo o una ulteriore ed enorme bandiera, mappa dell’animo più intenso, riposto e condizionante della fantasia umana.
Ma è il contrasto tra valori condivisi in cui sentirsi a proprio agio, unitamente alla rottura dei significati che gradualmente si insinuano nello sguardo e nella coscienza, a portare alla perdita dell’innocenza: Dubfire Ghost who is your Daddy? e Are you the Daddy? dichiarano la paternità del personaggio al centro della bandiera, quasi incendiata dal beffardo comparire di questa figura. Nelle Cell Girls le bandiere degli stati avversi al terrorismo islamico coprono invece la bocca di donne mediorientali, la cui parola è bloccata da imperativi politici diffusi su scala planetaria. La violenza di queste opere è devastante, disarmante e assoluta, ma sempre filtrata dal linguaggio Pop, che dietro la propria apparente leggerezza cela un’interpretazione feroce della contemporaneità e delle sue regole. Proprio come in Crusade, in cui un altro simbolo dell’occidente, questa volta la croce, è riconoscibile come il logo di superman, è glamour come il rossetto, potente come il proiettile, e sanguinolento come la colatura al centro dell’opera.

“L’ironia del Pop per me è che possiamo cadere ed essere risollevati dalle stesse cose, ancora una volta e poi ancora”.

In queste parole di Cutrone si legge la caduta di cui si diceva poco fa: un continuo e possibile tornare nelle cose e attraverso le cose della vita. Il Pop è la dimensione, è il linguaggio, è la vera scelta dell’artista, e questa scelta, tanto naturale quanto necessaria, è la cifra di una volontà che appartiene al suo essere artista, alla sua memoria e al suo crescere con la ricerca. Il Pop è l’immagine, la sua natura, il suo mescolarsi con la parola e la luce come nell’opera Rude Awakening in the Dream Lab del 2010 con la sensazione estrema e la percezione assoluta dell’icona; ma il Pop è anche una storia e una dimensione che Cutrone restituisce al tempo attraverso il tempo stesso, questa volta quello della musica e delle immagini ad essa collegate. Lo fa con lo spirito di un “teenager che dipinge i suoi miti”, un po’ sciocco, un po’ naif, dice Cutrone, “ma pieno di sentimento e d’amore”. Le copertine dei dischi ascoltati ai tempi della Factory, da Sketches of Spain a Madonna, da The Paragons Meet the Jesters ai Massive Attack e negli anni successivi fino a oggi, nel ciclo Transformer per l’artista sono pittura pura, esperienza del colore, del segno grafico che lo anima, di una traccia che prende forma come uno sguardo vivo. Sono icone del suo gusto e del suo sentire, sono la restituzione pittorica di un’esperienza che si avverte nel segno, rapido ma preciso, nella copertura di colori così intensi da essere quasi raddoppiati, nel loro essere l’effige e la bandiera di un mondo, di un’avanguardia e di un modo di fare esperienza, di cui Cutrone oggi ci restituisce il senso nell’impalpabile leggerezza delle note e nelle immagini di questa sua straordinaria e immediatamente riconoscibile pittura.