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Piero Pizzi Cannella - nero d'avorio e bianco di spagna

6 Ott 2000 - 5 Gen 2001

Opere

Elenco opere »
Piero Pizzi Cannella
Rosso d’Oriente
olio su tela
cm 160x200
2000
Piero Pizzi Cannella
Gioia
olio su tela
cm 218x120
2000
Piero Pizzi Cannella
La nuit
tecnica mista su carta
cm 60x80
2000
Piero Pizzi Cannella
Particolare per una camera d’artista
olio su tela
cm 180x200
2000
Piero Pizzi Cannella
Gran ballo d’Oriente
olio su tela
cm 260x170
2000
Piero Pizzi Cannella
Bolero
olio su tela
cm 253x181
2000
Piero Pizzi Cannella
I coralli
olio su tela
cm 180x190
2000
Piero Pizzi Cannella
Giro giro girotondo
olio su tela
cm 150x 260
2000
Piero Pizzi Cannella
Singapore
olio su tavola
cm 120x100
2000
Piero Pizzi Cannella
Nero d’avorio, Bianco di Spagna, gioia o gioiello
olio su tela
cm 70x70
2000
Piero Pizzi Cannella
La sorella del babbeo
olio su tavola
cm 250x85
1999-2000
Piero Pizzi Cannella
La sorella del babbeo
olio su tavola
cm 250x85
1999-2000
Dopo la recente mostra dedicata ad Arcangelo, Lorenzelli Arte prosegue il suo lavoro di ricognizione dell'arte italiana contemporanea proponendo il lavoro di un artista la cui ricerca è oramai riconosciuta e apprezzata a livello internazionale.

Siamo lieti di inaugurare la stagione espositiva con una mostra dedicata a Piero Pizzi Cannella.

Dopo una lunga assenza dalla scena milanese, Pizzi Cannella ha appositamente pensato, studiato e realizzato questa mostra per gli spazi espositivi della nostra galleria.
I lavori proposti offrono una sintesi della sua produzione degli ultimi anni, e vedono a fianco di dipinti di grandi dimensioni come: La nuit espagnole, Nero d'avorio, Bianco d'Agosto, Gran Ballo d'Oriente, Diario dal Mare e un Senza titolo di dimensioni di oltre 3 metri, una serie di 24 importanti lavori su carta concepiti appositamente per una delle sale della nostra galleria.

Saranno esposte in totale circa 50 opere.

Catalogo con testi di Luca Massimo Barbero, Maurizio Medaglia e Piero Pizzi Cannella.

Piero Pizzi Cannella nasce a Rocca di Papa (Roma) il 20 novembre 1955. Vive e lavora a Roma.
Tra le mostre personali più importanti ricordiamo e segnaliamo: 1984 – Galleria L'Attico, Roma; 1985 – Galleria Annina Nosei, New York; 1986 - Galleria Triebold, Basilea; 1987 – Studio d'Arte Cannaviello, Milano; 1990 – Galleria Bernard Vidal, Parigi; 1991 - Galleria Bagnai, Siena; 1993 – Galleria Di Meo, Parigi; 1997 – Spedale Santa Maria della Scala, Siena; 1999 – Espace d'Art Contemporain Andrea Malraux, Colmar; 2000 – Galerie Triebold, Rheinfelden. Tra le esposizioni collettive: 1985 – Nouvelle Biennale de Paris, Parigi; Anniottanta, Galleria d'Arte Moderna, Bologna; 1986 – 1960-1985 Aspekte der italienische Kunst, Kunstverein, Francoforte; 1988 – Le scuole romane, Galleria d'Arte moderna e contemporanea, Verona; Sala personale alla XLIII Biennale di Venezia, Venezia; 1989 – Orientamenti dell'Arte Italiana – Roma (1947-1989), Casa Centrale dell'Artista, Mosca; 1993 – La coesistenza dell'arte, Biennale di Venezia, Venezia; 1996 – Quadriennale, Palazzo delle Esposizioni, Roma; 1997 – Interactus 3, Accademia d'Ungheria, Roma; 2000 – Lavori in corso 10, Galleria Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea, Roma; Gli Amici del Cuore, Palazzo Arroni, Spoleto.

Titolo: Nel regno della Pittura Panegirico sul Piero Pizzi Cannella di “Nero d'avorio e Bianco di Spagna”

Autore: Maurizio Medaglia

Fatata anestesia, docili fantasmi: viaggio... In lontananza lo vedi; parlo del palazzo, il palazzo della Pittura. Velato eppure vistoso, occultato dietro ad uno sgargiante anonimato fatto di preziosi e rilucenti pendenti, vesti e sottovesti nerofumo, intonaci bianchi come cornee, impacchi di fango e conchiglie, il palazzo t'appare all'improvviso, vacillante nell'aria come un miraggio. I ginn1 salomonici che lo costruirono e che ne custodiscono i tesori, non sono morti! Nell'aula regia custodita da Piero Pizzi Cannella, la luce penetra su ciascun lato della sala (2.000.000 m2 c.a.) attraverso una serie di finestre (“quadri” li chiamano qui...) dalle quali è possibile ammirare dall'esterno ossia dalla “Lorenzelli Arte”, gli avatar d'una protostoria naturale ed umana: sinuosità lacertiliane, conchiglie, ventagli, anfore, monili...

Con il sole negli occhi, in questo pélago d'Africa vetus in cui mi trovo, mi riaffaccio a queste finestre aperte da Piero Pizzi Cannella in un palazzo che non c'è ma che è; che non è retinicamente visibile ma che è ontologicamente presente; pittura: metonimia d'un palazzo e dei suoi interni più che dei suoi esterni, nel caso di Piero Pizzi Cannella. Pittura: sineddoche architettonica, metamorfosi senza soluzioni di continuità e contiguità, instaurazione ed ostensione ontica di cose disposte non secondo schemi o semplici composizioni
a-prospettiche, ma in frontali e ieratici passi di danza... Un ventaglio non è un ventaglio: è il ventaglio, platonico trionfo iperuranico. E i nomi dei colori: apparenti ossimori, trasmutazioni (“nero d'avorio”), memoria di luoghi (“bianco di Spagna”) e stagioni (“bianco d'agosto”): immoto viaggiare... Quiddità cromatica. I colori: dalla scatola, dalla loro provvisoria e precaria homeless, ad un palazzo “Nero avorio e Bianco Spagna” (per sempre).

Ci fu un tempo in cui i re di un paese senza nubi, assisi nei loro troni-belvedere, riuscivano a distinguere nelle trasparenze dell'alabastro dei loro tetti, il volo dei colombi bianchi da quello dei colombi grigi2. La Pittura3, a volte, come in questo caso, ci tratta dunque da re...

Isola di Lipadusa, lì 2-9 settembre 2000


1 Con rif. Ad Amin Rihani, “Arabian Peak and Desert, Travels in Al-Yaman”, (London, 1930); venti dei ginn del Re Salomone (...) furono inviati (...) alla regina yemenita Balaquis affinché costruissero per lei il più alto palazzo del mondo.
2 Ibidem; «il re Himyarita Zu-Yazan, come riferito dallo storico al-Hamdani nell’Iklil, mentre riposava, supino, riusciva a distinguere attraverso l’alabastro del tetto, i piccioni bianchi che volavano sopra al suo palazzo di San’a (il famoso Palazzo Ghamdan), da quelli grigi».
3 Prendendo atto che esistono operazioni, esperienze (“anartistiche”) che hanno come punto di partenza la pittura (il dipingere) e la scultura (le tecniche scultoree e plastiche) e che da qui si muovono verso la messa in relazione delle contaminazioni e dei montaggi pluringuistici massimamente esteriori, preso atto di ciò occorre prender atto dell’esistenza d’altrettante esperienze (“artistiche”) che hanno la Pittura e la Scultura non come punto di partenza, ma come meta (a principiare dalle tecniche pittoriche e scultoree); esperienze che dalle contaminazioni (dai linguaggi della relazione) si muovono poi verso l’instaurazione di ciò che il ripensamento (hegeliano) interiorizzante, di simili contaminazioni esteriori ed esterne produce: l’opera d’arte. La Pittura a cui, per Piero Pizzi Cannella, si fa riferimento, attiene a questo secondo genere d’esperienze (artistiche) alle quali qui, in questa nota, s’è brevemente accennato. Lo intuiva anche Démosthènes Davvetas nelle sue “Tre annotazioni per un’introduzione all’opera di Pizzi Cannella - 1ª annotazione”: «spazio (colore), luce e struttura esistono qui non per rappresentare nella loro forma esteriore le cose (...), ma per mostrare le cose nella loro dimensione interiore, (...) nella loro realtà ontologica (...)» (Milano, gennaio-febbraio 1990)
4 Nell’accezione data a questo termine, per il Caravaggio, dal G. C. Gigli, in “La pittura trionfante”, 1615.

Titolo: Pizzi Cannella o della sospensione memorabile

Autore: Luca Massimo Barbero

Il nuovo incontro con le opere di Pizzi Cannella appare come una inattesa e salvifica fonte, posta quietamente e suo malgrado, contro l’arido ingordo e nevrastenico pulsare delle immagini del contemporaneo.
Nell’affiorare di un percorso d’immagini, si incontrano, vedono, sfiorano, gli spazi di questo autore, consegnati senza polemica, ma forti di una ineluttabile presenza, legata alla loro origine ed al loro destino. Se è vero quindi che la figura per esistere ha più bisogno della luce che del proprio corpo, il viaggio odierno dei lavori di Pizzi Cannella attraversa non solo miriadi di luoghi luminosi, ma anche riporta da questi “viaggi” un diario affogato, salvato, dalla pelle e dalla carne della pittura. E’ come se in questi anni di pittore, egli, fosse andato decantando ogni possibile declinazione della pittura stessa, come se avesse deciso, attraverso una coscienza cresciuta tra il fare ed il sogno, di depositare una memoria attiva, di oltrepassare ogni senso della rappresentazione ed annotare con incisività sorprendente ogni passo compiuto da sé e dal proprio lavoro. Ma non inganni la presenza delle opere recenti intesa come riassuntiva: tutt’altro. E’ stata come l’impossibilità di abbandonare, una straniera coerenza del fare arte, che riporta, annota rivede e serenamente accompagna ossessione dopo ossessione. Il battito del diario è più sospeso del ritmo dell’annotazione o dell’immanente, è un giacere sotterraneo destinato a perdurare, al resistere, quasi la sua natura transitoria gli regalasse un futuro duraturo, quasi eterno.
E’ come se al fare di un artista italiano fosse stato dato di superare la fase di reminescenza proustiana, come se, in questi lavori, la memoria soccorresse lo spettatore, sospendendolo da terra, trasportandolo liberamente all’essere dentro e parte della visione. Abbiamo letto di questo mistero della sua pittura, molti si sono interrogati ed hanno scritto di una qualche peculiarità rispetto al suo fare; credo che in questa calma sospesa, in un dialogo tra la pittura e la luce si svolga la sua guerra, in combattimento inarrestabile del traghettare altrove e per sempre una “bellezza difficile” che alberga ognidove e di cui si può solo cogliere il riflesso, l’orma, il suono colorato, contro il meraviglioso buio dell’oblio. In queste camere profonde della pittura risiede l’antidoto della fonte, in questi spazi colmi di sospensione suonano i timbri di un colore che non vuole solo essere evocativo, ma esistere come la possibilità di meravigliarsi ancora, procedendo passo dopo passo, rendendo fissa ma vivissima la forza della memoria, affinché un’artista possa consegnare opere degne di suscitare ancora desiderio. Dell’enigma della sua pittura scorriamo le carni graffiate, incise, galleggianti nelle acque dense della forza inarrestabile del fare luoghi pittorici, del definirli per poi abbandonarli, come si abbandona, appunto, un desiderio estremo, ma anche come si conserva. Pizzi Cannella oggi sembra costruire uno spazio tanto desiderabile quanto inarrivabile. Soprattutto si concreta, nei lavori, nel suo fare estremo e sapiente, l’aver finalmente costruito non solo una grande superficie pulsante che fa del dipinto una straordinaria “Soglia” fisica della percezione, ma anche una architettura del pensare pittorico che richiede il passo, l’abbandono, l’ingresso nell’altrove. E’ questa volontà determinante che scatena l’enigma, il voler vedere attraverso, il conoscere l’Oltre ed amarlo come inevitabile, tramite quella possibilità dello spettatore che si colloca tra lo scrutare ed il possedere. Della memoria sospesa l’artista mantiene la magia ma aggiunge la passione possibile dei sensi, del loro movimento. Ai grandi ventagli irraggiungibili non potremo sottrarre il magico meccanismo di struttura e di vento; il buio non li nasconde ma li esalta, chiedendo l’aria dei loro battiti, il riflesso delle loro tele, delle carte, dei tessuti: per costruire insieme allo sguardo la profondità del mondo intero, dell’uomo. Così le vesti, emblematiche del ricordo e della figura, traccia retinica del corpo e dell’abbandono, ritornano dalle loro giornate eterne di diario, con i loro sensi intatti, pulsanti sottratti all’oblio da mani desiderose di trattenere e di evocare, come un urlo sereno, come un abbraccio dell’occhio feroce. E se al corpo si torce la gioia di una perla, se al bianco vento di una pittura non resiste un pendente cristallo, alle collane torride della notte di una poesia pasoliniana le gemme rispondono con un racconto millenario che trasporta il bagliore di un silenzio mai stato così loquace. Ogni colore è uno spazio prossimo e lontano in questi diari ed in questi dipinti, dove la saggezza di chi vuole “solo” vivere, può finalmente sprofondarci in un Nero d’avorio ed un Bianco di Spagna.