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Omaggio a James Brooks

19 Mag 2005 - 23 Lug 2005

Opere

James Brooks
Pocasset
acrilico su tela
cm 63,5x52,5
1970
James Brooks
Nedra
acrilico su tela
cm 63,5x53,5
1972
ìLorenzelli Arte chiude la stagione espositiva 2004/2005, dedicando una mostra all'artista statunitense JAMES BROOKS (1908-1992). Saranno esposti quattordici acrilici su tela datati tra il 1969 e il 1972, memori di quell'“astrattismo romantico”, così definito dai critici d'oltre oceano, al quale i lavori di Brooks sembrano con sicurezza ispirarsi. Scrive Valsecchi nel testo in catalogo, che Brooks è un artista che ha “risentito in maniera determinante delle due componenti di astrazione romantica e spazialità” che sembrarono caratterizzare la pittura americana del secondo dopoguerra. Nel testo viene raccontata in maniera sintetica, ma pregnante, la fortuna critica che questa pittura cominciò ad avere in ambito internazionale, e il modo in cui questa stava per essere recepita dai critici europei tra l'inizio e la metà degli anni '50. Quando stava per cominciare, insomma, la sua concreta fortuna oltreoceano. Parlando di Brooks, Valsecchi rileva come la pittura dell'artista debba intendersi debitrice di quei risultati. Una pittura, la sua, che all'interno delle sue peculiarità si esprime, “non a campiture di colore ma per agglomerati cromatici, a timbro squillante, con rilegature nere come ombre lunghe o premonizioni drammatiche”, dove “la dimensione di questi agglomerati non si agglutina in segni, in contrazioni, ma si espande a piena voce e con un controllo lirico, un timbro disteso che è un'altra sua dote”. La prima mostra personale dell'artista in Italia si tenne alla Galleria Lorenzelli di Milano nel 1975. Di Brooks si ricordano inoltre le partecipazioni ad importanti mostre collettive ospitate nei maggiori musei americani tra la fine degli anni '70 e gli anni '90 (Guggenheim Museum di New York, The High Museum of Art di Atlanta) e le personali tenute in prestigiose gallerie americane, ultima delle quali, la Artemis Greenberg Van Doren Gallery di New York nel 2003. La mostra proseguirà fino a sabato 23 luglio 2005. Disponibile in galleria un catalogo italiano/inglese, Lorenzelli Arte n°113, con riedizione del testo di Marco Valsecchi (1975), 14 illustrazioni a colori e apparati bio-bibliografici. Tutte le opere presenti in mostra sono pubblicate a colori.

Titolo: James Brooks*

Autore: Marco Valsecchi

Oggi che molti eventi dell'arte americana sono venuti in chiaro da oltre un decennio, è interessante ripercorrere la sua fortuna critica in Europa. A questo proposito è sufficiente confrontare due grossi cataloghi: uno intitolato Premier bilan de l'art actuel apparso a Parigi nel 1953; l'altro, The New American Painting, pubblicato a New York nel 1959.

Non è da imputare né a Robert Lebel né a Gérôme Mellquist, che in Francia redissero un bilancio dell'Arte Americana, una scarsa conoscenza di quel che stava maturando negli Stati Uniti. Infatti esplose sulla fine degli anni cinquanta con una vigorosità che sorprese tutti, un po' di contropiede.

Per quel che se ne sapeva in Europa, e in Francia in particolare, in prima linea c'erano ancora i pittori anziani, la generazione intorno alla prima guerra mondiale, da John Marin e Grant Wood, a Georgia O' Keefe. Gli altri artisti vengono citati semmai come epigoni dell'arte europea, soprattutto di coloro che, per il nazismo o per la seconda guerra, dovettero rifugiarsi oltre atlantico.

Sta di fatto che Jack Levine viene considerato debitore di Grosz (ed è una forzatura), William Congdon si cita persino Monsù Desiderio, e per De Kooning si tirano in ballo gli espressionisti belgi. Qualche concessione viene usata per Marc Tobey, considerato un creatore, in pittura, di “musica da camera”. Però Ben Shahn è valutato come “un'insensibile degradazione” dello spirito di avanguardia.

È chiaro che il binocolo critico è puntato con una sfocatura che altera prospettive e giudizi. Tuttavia il catalogo francese riesce a distinguere alcuni nomi della nuova generazione, mettendo al vertice Gorky (che è morto nel '48), Pollock (anch'esso destinato a scomparire nel '57 per un incidente d'auto) e Calder, tutt'ora vegeto.
In Italia nemmeno questi nomi riescono a filtrare, pur attraverso la sollecitudine del padiglione americano della biennale.

Apriamo il catalogo americano del '59 e vediamo già affacciarsi in forze e con grande spicco un gruppo di artisti, i cui nomi catalizzeranno in breve la critica internazionale; per fare alcuni nomi: Baziotes, Sam Francis, Gottlieb, Guston, Kline, De Kooning, Motherwell, Newman, Pollock, Stamos, Clifford Still e James Brooks. È la nuova generazione americana, è tutta diversa; anche se taluni di essa dedusse spunti dall'Europa, ne attuò un'espressione del tutto americana. In un certo senso, per limitarci a un accenno in questa sede, salvo Newman, sono tutti pittori che affermano una particolare astrazione, che la critica americana definisce romantica, mentre in Francia si propende per l'informale di Tapié.

Ma salta subito agli occhi che vi sono grandi differenze fra i due gruppi: l'informale punta sul materico, sull'ingorgo; l'astrattismo romantico è invece una decantazione dall'espressionismo per una visione più emotiva e vorrei dire “liquida”, mobile, e con tendenza alla spazialità, in accordo con le dimensioni di quegli orizzonti, e non a raggrumarsi in sé.

James Brooks figura tra di essi. È di St. Louis (Missouri), dove è nato nel 1906. Cresciuto a Dallas, poi a New York, è venuto soldato a fare la seconda guerra in Europa e in Africa. Tornato a New York, ha insegnato pittura e critica in diverse università.

Dicevamo dell'astrazione romantica e della spazialità. È senz'altro il pittore che ha risentito in maniera determinante queste due componenti. Non campiture di colore, ma agglomerati cromatici, a timbro squillante, con rilegature nere come ombre lunghe o premonizioni drammatiche; e la dimensione di questi agglomerati non si agglutina in segni, in contrazioni; ma si espande a piena voce e con un controllo lirico, un timbro disteso che è un'altra sua dote. Questa è la sua prima personale in Italia; in gruppo s'è visto a Roma nel '58; nel '62 a Milano, presso i Lorenzelli. Rivederlo oggi, che conosciamo meglio l'arte americana, ci permette di considerarlo in prima fila, tra i maggiori di quella generazione che ha operato un'apertura sopra un mondo pittorico nuovo e originale.


*Testo tratto dal catalogo James Brooks, Galleria Lorenzelli, Milano 1975.

James Brooks
Sottotitolo: Omaggio a James Brooks
Catalogo numero: 113
Acquista: 15,00 €