Esposizioni

Home > Esposizioni

Michele Festa - contrappunti spaziali

13 Feb 2003 - 17 Mar 2003

Opere

Elenco opere »
Michele Festa
S.F. 71 B
acciaio ossidato
cm 300x170x120
2001
Michele Festa
S.F. 44 porta
acciaio ossidato
cm 190x205x130
1996
Michele Festa
S.F. 39 porta
copper and oxidized steel
cm 73x90x47,5
1996
Michele Festa
S.F. 73 B
acciaio ossidato
cm 135x163x102
2001
In quest'occasione vengono esposte venticinque sculture realizzate principalmente in acciaio ossidato e acciaio patinato grafite, tutte datate tra il 1996 e il 2002.

Tra queste, si può ammirare lo studio della monumentale Porta Breda, che troverà collocazione nel Parco Archeologico della ex fabbrica Breda di Sesto San Giovanni, nel giugno 2003, ovvero: S.F. 74 porta Breda 2001, acciaio ossidato, cm.137x145x60.

Altre sculture presenti in mostra sono: S.F. 44 porta 1996, acciaio ossidato, cm.190x205x130; S.A.L. 1 1970-2003, alluminio verniciato, cm.330x60x91, realizzata in collaborazione con la ditta Alman S.r.l. di Monza; S.F. 70 torri di Ur 2000, acciaio ossidato, cm.124x65x65, e S.F. 92 pilastri 2002, acciaio ossidato, cm.49x40x24.

Si tratta, come è dato vedere, di opere recenti e altre del tutto nuove e appositamente concepite per questa esposizione.

In questa nuova mostra Michele Festa presenta i risultati di ulteriori approfondimenti attorno a temi lungamente frequentati e a lui cari come la "porta", la "stele" e il “pilastro”.

Temi che, come precisa Anna Finocchi nello scritto in catalogo: "confermano un principio di fondo che lega tra loro tutte le fasi" del percorso artistico dello scultore. E questo principio è appunto "la volontà di intervenire sullo e nello spazio piuttosto che di modellare forme, definire volumi".

Le opere di Festa rappresentano l'evoluzione di un percorso di lavoro e di scultura tra i più silenziosi, individuali, singolari ma anche atipici degli ultimi anni.

Per Festa il lavoro si pone, oggi più che mai, come ripensamento della scultura in termini di natura e proporzioni, e sempre in rapporto diretto con lo spazio, anche aperto e vasto.

Da qui il naturale ricostituirsi di un rapporto originale, ma diremmo anche originario e simbiotico, tra scultura e architettura, tra scultura e paesaggio urbano.

Ancora A. Finocchi osserva propriamente scrivendo di come "il pensiero di Festa sia un pensiero architettonico".
Un pensiero che ragiona in maniera attiva e propulsiva intorno allo spazio circostante. E questo stesso spazio, appunto, essenziale e insondabile, che permette ancora e più che mai alla grande scultura di esistere e di vivere.



NOTA BIOGRAFICA. Michele Festa è nato a Milano, dove vive e lavora.
I suoi esordi risalgono al 1953. Nel 1956 espone per la prima volta alla Galleria degli Artisti e nel 1959 alla Galleria del Baguttino (entrambe con sede a Milano). Agli inizi degli anni '60, dopo una breve esperienza informale, Festa riprende a "modellare" usando lastre di cera per "costruire figure". Nel 1966 tiene una personale alla Galleria Rizzato-Whitwort, e da questo momento inizierà ad esporre con regolarità in Italia e all'estero. All'inizio degli anni '60 abbandona le tecniche tradizionali ed inizia a lavorare con lastre in acciaio inox e con il perpex. A partire dagli anni '70 recupera sensibilmente il volume nelle sculture e realizza le prime strutture astratto-geometriche. Realizzerà in seguito alcune grandi sculture a Francoforte, Norimberga e Parigi. Successivamente, inizia ad indagare il rapporto tra scultura, architettura e natura. Il lavoro degli ultimi anni si è focalizzato sul tema dell'instabilità delle forme nello spazio e sull'accentuazione del disequilibrio nelle strutture architettoniche: Stele, Colonna, Porta. Attualmente Michele Festa è impegnato nella realizzazione della monumentale scultura Porta Breda, che verrà collocata nell'area del Parco Archeologico della ex fabbrica Breda di Sesto San Giovanni. L'installazione permanente è prevista per il giugno 2003. Nel corso degli ultimi anni Michele Festa ha esposto le sue sculture alla Galerie Dorotea Loehr di Francoforte (1985, 1988, 1989, in occasione di Art Cologne), da Lorenzelli Arte, Milano (1987, 1992 e ora 2003), allo Studio Reggiani, Milano (1998), allo Spazio Hajech (1997, 1999, 2000) e al Palazzo della Permanente, Milano (1995 e 2002). All'estero, si ricordano le seguenti principali sedi espositive: Colonia, Art Cologne, Lorenzelli Arte (1995 e 1998); a Regensburg, Thon Dittermer Palais (1995); in Slovenia (Begunje 1993, Sezana 1994, Ljublijana, 1997); alla Galerie Paul Maenz, Linz (1998); alla Kongresshaus di Innsbruk (1996); alla Kunstverein di Bonn (1998); e infine a Erfurt, Galerie der Kultur Forum (2002).


Per informazioni e richiesta di materiale stampa: Sara Zolla - lorenzelli arte

Titolo: Contrappunti Spaziali

Autore: Anna Finocchi

Le opere di Festa di questi ultimi anni, incentrate sul tema della porta, della stele, del pilastro confermano un principio di fondo, che lega tra loro tutte le fasi del suo ormai lungo percorso: questo principio è la volontà di intervenire sullo/nello spazio piuttosto che di modellare forme, definire volumi.
Per Festa lo spazio non è qualcosa che circonda, incornicia una forma, che avviluppa una massa, che insomma incomincia dove finisce la scultura. Anche nelle sue costruzioni apparentemente più compatte – penso alle “piramidi” degli anni Ottanta – l’implacabile geometria a prima vista impenetrabile dei tetraedri, si schiudeva, per mezzo di sottili slittamenti di piani, di lievi divergenze di assi, così da prolungarsi nello spazio, per metterlo in moto e coinvolgerlo, tutto: temperando con la delicatezza dei giochi di piani l’aggressività dei volumi acuminati e soprattutto suggerendo, più che dichiarando, l’intima fusione tra forme e spazio – e le tensioni che ne governano il rapporto – proprio per mezzo dell’instabilità, del precario equilibrio.
Nelle opere di questi ultimi anni la forza tettonica e l’inquietante dinamismo dei pilastri e degli architravi sono messe in risalto dal trattamento delle superfici, non più irreprensibilmente lisciate, ma ossidate e lavorate in modo che la luce si rapprenda e giochi su di esse, dopo essere stata fermata dai profili netti degli spigoli. In più le leggere torsioni impresse ad alcuni piani e, nelle sculture più recenti, la scattante dinamica della struttura delle basi valgono come un sottile suggerimento percettivo a cogliere l’interazione tra struttura e spazio. Sottigliezze che non vanno intese come compiacimenti o concessioni a una piacevolezza epidermica. Semmai, qui, ancor più che nelle opere precedenti, le forme trasmettono uno straordinario flusso di energia; energia che si direbbe immessa in loro dall’artista nell’atto primo del pensarle, oltre che, dopo, nelle operazioni artigianali del fare (che, com’è noto, Festa non delega mai ad altri).
Ho già avuto occasione di dirlo, ma voglio ripeterlo qui, che il fascino dell’opera di Festa sta nella forza senza enfasi che sa esprimere, sta nella sua capacità di controllare con mente lucida e mano ferma il contrasto tra le certezze che ci ispirano, dai tempi più remoti, la solidità, la fermezza delle forme primarie, originarie, stabili e i dubbi della precarietà, dell’instabilità che insidiano ogni certezza della nostra vita. Festa risolve il contrasto in sapienti ritmi di contrappunto (quanto gioca in questo la sua educazione musicale?) che accordano dinamicamente forme e spazio.
Questo modo di pensare in termini di spazio si è approfondito negli anni recenti nell’elaborazione degli incastri di forme verticali delle stele e soprattutto nelle strutture trilitiche: nel concetto stesso che è all’origine della “porta” appare così evidente che lo spazio è parte attiva e non vuoto inerte, insieme ai corpi di acciaio che lo attivano, che pare fin troppo ovvio dirlo. Una porta non è fatta per essere guardata, ma per essere attraversata, “agìta” insomma: e può essere spaziosa, larga tanto da far vedere che cosa si trova al di là di essa, oppure può presentarsi come uno stretto passaggio, un’angusta fessura obliqua, che solo oltrepassata permetterà di scoprire con stupore ciò che sta dall’altra parte (come in certe gole di valli alpine o come a Petra). Entrambe le possibilità sono messe in atto nelle stupende porte di casa Sala a Milano, che letteralmente “terremotano” l’ambiente in cui sono immesse, facendosi generatrici di un nuovo spazio che è nello stesso tempo interno ad esse e ad esse circostante.
In ogni caso sono passaggi che non si possono attraversare senza qualche brivido. Insomma, mi pare che in queste costruzioni (non riesco a usare altro termine perché sono convinta che il pensiero di Festa sia un pensiero architettonico) ci sia la volontà di rendere anche chi guarda attivamente partecipe delle tensioni generate dalle forme e consapevole delle allusioni ad altre tensioni, ad altri brividi del nostro faticoso esistere.
A partire da qui, dal coinvolgimento di chi guarda, di chi potrebbe passare davanti, intorno, attraverso gli spazi creati dalle opere di Festa, non si può non pensare alla loro valenza di “segnali” forti una volta inseriti nel contesto urbano. Penso in particolare alla porta monumentale che Festa realizzerà per il Parco Archeologico che sorgerà sull’area ex Breda di Sesto San Giovanni.
Il tema – e i molti problemi – del “monumento” nella Città contemporanea richiederebbero una riflessione approfondita, storica a critica, che sarà da fare, innanzitutto allo scopo di dare la collocazione storica che merita alla concezione che Festa ha di monumento, ma non secondariamente per ritornare a pensare al rapporto tra arte e ambiente urbano, che oggi – in un momento in cui sembrano allentate o del tutto cadute le aspirazioni all’espressione di forti contenuti civili – appare in molti casi (Milano purtroppo ne offre molti, di questi casi) risolto in termini casuali, quando non meramente spettacolari o addirittura ludici.