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Koji Yamamoto - another nature

18 Set 2009 - 31 Ott 2009

Opere

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Koji Yamamoto
2008, acrilico e inchiostro di china su tela, cm114x324


Koji Yamamoto
2008, acrilico e inchiostro di china su tela, cm 81x116


Koji Yamamoto
2009, acrilico e inchiostro di china su tela, cm 81x116


Koji Yamamoto
2009, acrilico e inchiostro di china su tela, cm 81x232


Koji Yamamoto
2009, acrilico e inchiostro di china su tela, cm 100x100


Koji Yamamoto
2009, acrilico e inchiostro di china su tela, cm 112x648


Koji Yamamoto
2009, acrilico e inchiostro di china su tela, cm 91x116,5


Koji Yamamoto
2009, matita su carta archi, cm 114x706


Koji Yamamoto
2009, acrilico e inchiostro di china su tela, cm 228x486


Koji Yamamoto
2008, acrilico e inchiostro di china su tela, cm 81x116


Koji Yamamoto
2008, acrilico e inchiostro di china su tela, cm 81x116


La lorenzelli arte è lieta di aprire la nuova stagione espositiva 2009/10 con una personale dell'artista giapponese Koji Yamamoto.

L'inaugurazione si terrà il giorno venerdì 18 settembre 2009 alle ore 18:30 in concomitanza con l'evento espositivo di Start. All'inaugurazione sarà presente l'artista.

Nell'ambito della tre giorni di apertura della stagione espositiva milanese promossa dalle gallerie aderenti a Start Milano, la mostra sarà aperta venerdì 18 settembre dalle 18:00 alle 22:00, sabato 19 settembre dalle 12:00 alle 21.00 e domenica 20 settembre dalle 12:00 alle 19:00.
“… Yamamoto cerca di dipingere il “movimento” in atto.
Cerca di dipingere la straziante tensione di ciò che rifiuta di restare immobile ma che non può rimanere immutabile.
Tenta di rappresentare le forme che si scindono, che si moltiplicano, che fluttuano e che si espandono.
In altre parole cerca di dipingere la vita stessa" ( tratto dal testo in catalogo di Tatsuro Uchida).
Koji Yamamoto è nato a Osaka (Giappone) nel 1951. Incomincia a studiare disegno e pittura fin dall'età di tredici anni. Dal 1981 espone regolarmente in Giappone (Osaka, Tokyo) e in Europa (Londra, Parigi). Ha partecipato a diverse manifestazioni internazionali. Dal 1998 tiene un ciclo di conferenze all'Università di Tokyo e dal 2000 all'Università di Kobe. Vive e lavora ad Amagasaki (Giappone).

Titolo: L’Arte di Koji Yamamoto

Autore: Tatsuru Uchida


Che cosa porta un pittore a distinguere tra il concreto e l’astratto?
Sono stato incapace di capirlo per diverso tempo.
Avevo la vaga percezione che ci fosse una sorta di diverso temperamento tra coloro che hanno il piacere di riprodurre un oggetto così come gli appare e quelli che lo fanno disegnando ciò che si nasconde, che è invisibile, dietro l'oggetto stesso.

Dato che non sono né un pittore, né un critico d’arte, suppongo che nessuno mi criticherebbe se le mie ipotesi fossero sbagliate. A tempo debito, tuttavia, ho capito che la cosa non era così semplice. E’ successo quando ho visitato la mostra di un pittore di nature morte, vecchio amico di Koji Yamamoto.

Dai suoi dipinti affiorava un odore di morte.
Confessai onestamente la mia impressione a Yamamoto e al pittore stesso.
”Ho percepito un odore di morte uscire dai tuoi quadri che gli conferiva quasi un senso di terrificante profondità”
Mi disse con gli occhi luccicanti “Si, è vero”.

Uno dei suoi dipinti raffigurava un grappolo d’uva su un tavolo. Il frutto posizionato inizialmente sul tavolo, inizia a marcire e a decomporsi mentre il pittore lo rappresenta sulla tela. Quindi rimuove gli acini marci e al loro posto ne incolla sul tavolo di nuovi, simili per forma e colore. Quando ha terminato l'opera in questo modo, l'uva precedentemente posta sul tavolo, è diventata completamente marcia, viene eliminata. E sulla tela rimane una “maschera di morte” di quella fresca uva.

Poi, dissi, "dipingendo una natura morta, hai cercato di afferrare l’essenza di essa, il “tempo"
Il pittore concordò nuovamente.
"L'immagine di un frutto fresco che emana un odore di morte, può raffigurare ciò che la vista non coglie, cioè, la rappresentazione spaziale del tempo."

E’ strano da dire, ma a sentire il suo commento, ho avuto la sensazione di ciò che Yamamoto desiderava creare attraverso le sue forme astratte.
Entrambi si sono impegnati nella stessa cosa.
E’ qualcosa che non può essere raffigurato dalla rappresentazione spaziale, cioè, il tempo.

Questo è il punto di vista naturale per un artista. Se un artista può vantarsi tale, è sicuramente perché si sforza di rappresentare quello che la forma d’arte da lui scelta è destinata a non catturare mai.

Per superarne il limite.
Un vero artista dovrebbe essere posseduto da questo sogno impossibile.

Questo dotato pittore* di nature morte ha trasformato con successo una maniera di dipingere la “morte”, in una morte “viva”. In pratica la “morte viva” rappresenta “quello stato di trasformazione attraverso il quale un qualcosa di vivo lentamente muore”. Se è così, allora, mi sono chiesto, che cosa e come Koji Yamamoto tenti di dipingere sforzandosi di superare il limite del sistema di rappresentazione spaziale a cui gli artisti rimangono inchiodati?

Adesso sento di conoscere la risposta.
Contrariamente al pittore di nature morte che ha cercato di dipingere un aspetto della “morte”, Yamamoto cerca di dipingere un aspetto del “divenire”.
Egli intuisce l’istante della nascita quando qualcosa emerge, o meglio, il fluire del movimento, il tremolio, e il battito del momento appena prima che ciò si manifesti.

In altre parole egli cerca di dipingere il “movimento” in atto.
Cerca di dipingere la straziante tensione di ciò che rifiuta di restare immobile ma che non può rimanere immutabile.
Tenta di rappresentare le forme che si scindono, che si moltiplicano, che fluttuano e che si espandono.
In altre parole cerca di dipingere la vita stessa.

Generalmente parlando, la vita che è sul punto di nascere, presenta delle caratteristiche iconografiche intrinseche. Quello che Yamamoto ha cercato di capire attraverso la sua preparazione di diversi decenni è probabilmente “la caratteristica formale di qualcosa che non potrà mai essere raffigurata da un sistema di rappresentazione spaziale, ma che può essere percepita nello spazio solo attraverso i segni o le tracce che ha lasciato dietro di se. Per raggiungere questo scopo, ha dedicato tutto se stesso a infiniti esperimenti, copiando capolavori e conducendo analisi strutturali delle opere.

Sono convinto che tutto questo suo sforzo si manifesti chiaramente nelle opere presentate a questa mostra.
Sono inoltre fiducioso che molti visitatori condivideranno il mio punto di vista con un senso di profonda ammirazione dopo aver contemplato il mondo artistico di Koji Yamamoto.



* Si tratta di Gustavo Isoe (1954-2007), un artista di talento appartenente al Realismo madrileno.