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Enrico Della Torre - percorsi

3 Mag 2007 - 9 Giu 2007

Opere

Elenco opere »
Enrico Della Torre
Alberi (omaggio a Tohaku)
olio su tela
cm 70x165,5
2002
Enrico Della Torre
Costruzioni
olio su tela
cm 43,5x52,5
2005
Enrico Della Torre
Incendio
olio su tela
cm 25,5x35,5
2002
Enrico Della Torre
Incertezze
olio su tela
cm 35x27
1998
Enrico Della Torre
Marzo
olio su tela
cm 46x66
2005
Enrico Della Torre
Ostacolo
olio su tela
28x35
2006
Enrico Della Torre
Rettangoli scaleni
olio e collage su tela
cm 12,5x35
2006
Enrico Della Torre
Ritorno
olio su tela

1998
Enrico Della Torre
Scalata al tempio
olio su tela
cm 49x79
2006
La galleria Lorenzelli Arte è lieta di presentare una nuova personale di Enrico Della Torre intitolata “Percorsi” opere 1997-2007.
L'inaugurazione è fissata per giovedì 3 maggio 2007, a partire dalle ore 18.30.

A più di dieci anni dall'ultima personale di Enrico Della Torre da Lorenzelli Arte, verranno esposti quaranta dipinti scelti realizzati tra il 1997 e il 2007. La mostra è accompagnata in catalogo dal testo critico di Francesco Tedeschi

I dipinti che caratterizzano questa fase decennale, anche se in maggioranza datati al 2005 e al 2006, denotano una nuova sintesi astratta, un'intonazione mirata ai nitidi colori che si fa interpretazione personale di forme e strutture.

Le opere di Della Torre appartenenti a questo periodo, da sempre inscritte nella lunga tradizione formale dell'astrazione geometrica, presentano grafie architettoniche meno perentorie rispetto al passato. Questo perché, come scrive Francesco Tedeschi in catalogo, “l'interiorità del sentire individuale incontra l'interiorità della forma stessa, che si costruisce nel suo farsi e trova ragione del suo essere nel suo stato aperto e provvisorio”. “Figure di parvenza architettonica o strutturale”, scrive ancora Tedeschi, “sempre sfuggenti, irregolari, inclinate”: sono la traduzione formale tradotta in pittura di questo nuovo sentire di Della Torre, dove “la loro natura perfetta non è la rivelazione di un limite, ma segno del grado di spontaneità con cui il tempo, la natura, il cammino percorso, determinano l'accadere”.

Il nuovo corso di Della Torre, infatti, si apre oggi ad una sorta di relatività formale, che è pura libertà delle forme. Forme che ammettono nuovi movimenti, ulteriori suggestioni e variazioni.

“Ciascuna opera di Della Torre esprime una dimensione di incertezza e ambiguità, che trasforma ogni possibile definizione in un dubbio, ogni costruzione in un frammento o in un momento di temporanea aggregazione all'interno di una continua instabilità, dove il fluire […] prevale sull'essere”.

È il trionfo, conclude ancora Tedeschi, del “tempo della vita su quello assoluto”, dove le opere recenti di Della Torre ci appaiono, in tutta la loro chiarezza, “lontano da ogni astratta logica di razionalità o di spiritualità metafisiche”.



Titolo: Per Enrico Della Torre 2000-2007

Autore: Francesco Tedeschi

23 marzo 2000 Sembra molto semplice, osservandola ora, quando da tempo ha conquistato una sua fisionomia tipica, la pittura di Della Torre. Soprattutto, nella prospettiva dell'oggi, la sua maniera di dipingere descrivendo e raccontando al medesimo tempo, pare semplice rispetto alle diverse complicazioni di molte altre forme di arte, perché riguarda i sensi, le suggestioni, le emozioni, e non tanto le riflessioni di secondo grado o spazi di filosofia. Per questo, però, rivolgendosi all'interiorità, oltre che all'immediatezza delle forme e dei colori, porta in un altrove che è della pittura più che di altre possibilità dell'arte. L'altra dimensione che rivela è qualcosa che nasce dall'intimo, dal suo modo di osservare la natura, i luoghi, e le reazioni che questi suscitano nella sua biografia. Il colore ne è la qualità predominante, in una naturale ricerca di accordi, che non si possono dire tonali, sono anzi più timbrici, ma fondati sulla vicinanza di tonalità più che sul contrasto. La geometria sembra direttamente innervare la sostanza del colore; esistono cioè, per lui, dei triangoli verdi e dei rettangoli blu in quanto il colore stesso li fa essere di tali forme, senza che vengano determinati da scelte ulteriori. La mostra retrospettiva di Reggio Emilia permette, in un modo che non mi era stato possibile finora, di seguire l'evolversi della sua storia di pittura dagli inizi, dal ritratto della madre (1953), attraverso le tappe più significative, dell'accenno di attrazione per un colore materico subito rinnegato per giungere a spazi più vuoti e solitari, fino alla conquista del valore del colore come spazio e momento del racconto. La sua pittura si stabilisce come creazione di posizioni, di zone, dove qualche segno indica possibili presenze, l'emergere di occhi, ma è più frequente, e significativo, l'insistere sull'orizzontalità, del fiume, della strada, di un percorso di vita. Il testo che precede è estrapolato dal “Diario bisestile” (inedito) elaborato da chi scrive nel corso del 2000 e consistente nella redazione quotidiana di un breve testo, dedicato ogni giorno a un artista diverso, in relazione alle occasioni del momento. Accetto volentieri di pubblicarlo in questa occasione su specifica richiesta di Enrico Della Torre. Marzo 2007 Il gioco costruttivo, o dell’architettura, è una delle componenti prioritarie della sequenza di lavori creati da Della Torre in questa sua recente stagione, ricca e ariosa. Le forme più rigide dialogano comunque con segni e colori atti a variare il ritmo delle strutture, per ottenere accenni di reti, di griglie, di spazi mai compiuti, definiti o circoscritti. In una buona parte dei lavori eseguiti dal 1997 a oggi, e qui esposti per la prima volta, Della Torre propone infatti in modo determinato, più determinato di quanto generalmente accadesse in passato nella sua pittura, temi di natura geometrica, che diventano costruzioni di spazio, producendo un confronto più ravvicinato con la tradizione dell’astrazione geometrica. V’è da ricordare come questa, non solo nella sua versione più “mediterranea”, si ponesse sempre l’obiettivo di un’affermazione d’ordine labile e temporanea, non assertiva e assoluta. Anche Mondrian spiegava il suo lavoro attorno al principio del neoplasticismo ricordando che occorre accettare la persistenza del “tragico”, e quindi del relativo, per limitare le ipotesi definitive, in una ricerca formale che quindi sarà sempre fondata sulla presenza del movimento e della variazione. E in modo ancor più libero hanno giocato sul dialogo tra la forma compatta e la variazione ritmico-plastica tutti coloro che hanno considerato l’ipotesi geometrizzante come momento di un passaggio dalla tridimensionalità virtuale all’assoluta bidimensionalità della superficie pittorica. Più che il “tragico” come limitazione dell’assoluto, per Della Torre – e per altri come lui, inclinati a forme di invenzione lirica autonoma, dove ciascun dipinto racconta una immagine-storia in sé compiuta – la piegatura, anche ironica, della regola a elemento organico, l’irregolarità della struttura, l’equilibrio sbilenco, costituiscono la traduzione diretta di fenomeni di natura interiore. L’interiorità del sentire individuale incontra l’“interiorità” della forma stessa, che si costruisce nel suo farsi e trova ragione del suo essere nel suo stato aperto e provvisorio. Lo dimostrano le figure di parvenza architettonica o strutturale, ma sempre sfuggenti, irregolari, inclinate, che caratterizzano queste opere. La loro natura imperfetta non è rivelazione di un limite, ma segno del grado di spontaneità con cui il tempo, la natura, il cammino percorso, determinano l’accadere. Vi si ritrovano così l’affiorare di ricordi e sensazioni visive, la traduzione delle loro tracce in forme a sé stanti, l’affollarsi di temi diversi che non permettono una chiave di lettura unitaria. Tra le opere che immediatamente caratterizzano la selezione del lavoro recente di Della Torre, un dipinto come Alberi (omaggio a Tōhaku), per esempio, traduce in forme personali la sensazione di raffinata delicatezza derivata dalle opere del maestro giapponese, riprendendo lo spirito di un dialogo fra natura e pittura, che semplifica le forme in una geometria dilatata, fatta di vuoto e di ritmi sincopati. Altrimenti, un’opera di grande respiro come Percorsi, trittico riunito in un unico continuum, segnala, nell’apparente regolarità di sviluppo, possibili confronti con forme di una pittura geometrica “postmoderna” (o “neo-geo”), sciogliendosi nella leggera ironia di memorie naturalistiche. E così per i numerosi rimandi a strutture, architetture, finestre, forme labirintiche, ciascuna opera esprime una dimensione di incertezza e ambiguità, che trasforma ogni possibile definizione in un dubbio, ogni costruzione in un frammento o in un momento di temporanea aggregazione all’interno di una continua instabilità, dove il fluire, ancora quello di una strada o di un fiume, prevale sull’essere. Il tempo della vita predomina quindi su quello assoluto, lontano da ogni astratta logica di razionalità o di spiritualità metafisiche.

Enrico Della Torre - percorsi
Sottotitolo: opere 1997/2007
Catalogo numero: 120
Acquista: 15,00 €