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Arturo Bonfanti - pavatex e rilievi

25 Set 2014 - 8 Nov 2014

Opere

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Arturo Bonfanti
Vita di un triangolo equilatero, 1965, cm 35x30, olio su tela su pannello in legno


Arturo Bonfanti
Rilievo 308, 1967, cm 25x30 olio su pannello in legno


Arturo Bonfanti
Rilievo 358, 1968, cm 25x30, olio su pannello in legno


Arturo Bonfanti
AC murale 9 bis, 1972, cm 35x38, acrilici su pavatex


Arturo Bonfanti
AC murale 113, 1972, cm 35x38, acrilico su pavatex


Arturo Bonfanti
AC murale 124, 1972, cm 35x42, acrilico su pavatex


Arturo Bonfanti
AC murale 143, 1972, cm 35x38, acrilico su pavatex


Arturo Bonfanti
AC murale 45, 1973, cm 35x42, acrilico su pavatex


Arturo Bonfanti
AC murale 127, 1975, cm 45x54, acrilico su pavatex


Arturo Bonfanti
AC. murale 154, 1975, cm 60x72, acrilico su pavatex


Arturo Bonfanti
Rilievo 353, 1968, cm 25x30, olio su pannello in legno


Arturo Bonfanti
Rilievo 349, 1968, cm 25x30, olio su pannello in legno


Arturo Bonfanti
AC murale X.2., 1971, cm 34x37, acrilico su pavatex


Arturo Bonfanti
Rilievo 351, 1968, cm 25x30, olio su pannello in legno


Un nuovo appuntamento con Arturo Bonfanti apre la nuova stagione espositiva di Lorenzelli Arte: giovedì 25 settembre verrà inaugurata la mostra “Pavatex e rilievi” che propone una selezione di lavori dell'artista frutto di sperimentazioni avviate a partire dalla seconda metà degli anni sessanta. Bonfanti, nel rigoroso percorso di ricerca estetica che coniuga la grande tradizione italiana ad un astrattismo internazionale, ha dato luogo ad un linguaggio molto personale, una ‘grammatica astratta' che proprio in questo periodo segna un ampliamento e un approfondimento che vede tramutare gli iniziali riferimenti alla figura in forme concrete e geometriche sempre più autonome. Le opere in mostra, circa quaranta, appartengono a cicli di lavori realizzati su supporti abbastanza anomali.

I pavatex sono lavori realizzati su una sorta di truciolato (il pavatex è un materiale coibentante per tetti e pavimenti) che Bonfanti usa come supporto, la cui texture traspare e interagisce come sfondo dinamico dell'immagine. La scelta di questo tavole lasciate grezze accentua la valenza di essenzialità e l'uso dell'acrilico murale in una gamma cromatica ridotta permette un risutato compatto che da vita ad un dialogo serrato tra materia e luce.

I rilievi, che precedono di pochi anni i Pavatex, sono opere realizzate su legno tra il '66 e il ‘68, dipinte a olio, rigorosamente bianche che si presentano come una successione di spessori geometrici che generano sottili linee d'ombra variabili secondo l'incidenza della luce e la posizione di chi le osserva. Bonfanti in questi lavori usa i suoi motivi formali e compositivi nell'esplorazione della terza dimensione - che sfocierà poi nelle sculture - e l'annullamento cromatico gli consente di concentrarsi nella ricerca dell'equilibrio e dell'autonomia delle forme.

La mostra è accompagnata da un catalogo con testi di Ivan Quaroni e di Luca Massimo Barbero.

Titolo: La materia sensibile. Pavatex e Rilievi di Arturo Bonfanti.

Autore: Ivan Quaroni

La seconda metà degli anni Sessanta avvia un passaggio importantissimo nella produzione di Arturo Bonfanti, segnando un ampliamento e, insieme, un approfondimento della sua grammatica astratta. Un linguaggio giunto a maturazione nel corso dei tre, quasi quattro, decenni precedenti, con un ritmo di gestazione lento, che vede tramutare gli iniziali riferimenti alla figura in forme concrete e geometriche sempre più autonome.
Tutta la sua ricerca, iniziata nello scorcio finale degli anni Venti e proseguita fino al 1978, può essere letta come un processo di sintesi graduale, in cui le forme si distillano, flemmaticamente, fino a formare un originale e riconoscibilissimo alfabeto di figure, lettere e grafemi. Un alfabeto che giunge all’astrazione caratterizzato, appunto, da un avvicendamento costante e ostinato di soluzioni formali maturate in solitudine, avendo in mente il modello solido, per lui ancora vivido, della grande tradizione artistica italiana, che egli riteneva indispensabile e irrinunciabile.
Dopo il suo trasferimento da Bergamo a Milano nel 1926, infatti, Bonfanti ebbe modo di respirare il clima di Ritorno all’Ordine propugnato dai Novecentisti di Margherita Sarfatti, ma rimase sempre estraneo alle conseguenze politiche che esso comportò. Piuttosto, egli guardò alla tradizione partendo da premesse moderne e scartando i pericoli della retorica di regime per concentrarsi sulle intuizioni formali e cromatiche di maestri come Giotto e Piero della Francesca, cui pure guardarono, ma con diverso spirito, i maestri figurativi dell’epoca.
A Bonfanti non interessavano i movimenti di ritorno. Piuttosto, intendeva riscoprire quanto c’era di universale e atemporale nella lezione dei grandi maestri italiani, per poterne riaffermare i valori nel presente, ma con linguaggi (e materiali) del presente.
Il suo approccio alla tradizione, rimasto sempre puro e, come dire, scevro da suggestioni archeologiche, si determina, semmai, come un dialogo interiore e riservato col passato, che egli traduce nella ricerca di un ordine sottile, quieto ed equilibrato, in cui è lecito, talvolta, avvertire echi della metafisica morandiana, come pure della sensibilità cromatica e formale di Paul Klee.
Quest’aspetto, insieme modernista e rispettoso della tradizione, ci permette anche di capire perché, a un certo punto, il linguaggio di Bonfanti subisca un’estensione del registro espressivo, peraltro proprio in coincidenza con il suo interesse per la scultura, che risale alla seconda metà degli anni Sessanta e che si esprime non solo con la creazione di opere a tutto tondo di legno laccato bianco, ma anche di rilievi monocromi in cui la sua pittura, solitamente così attenta ai valori cromatici e tonali, raggiunga una sorta di azzeramento minimalista.
Nei Rilievi, un gruppo numericamente ridotto di opere eseguite tra il ’66 e il ’68, le geometrie di Bonfanti si presentano come un’alternata progressione di spessori triangolari, rettangolari, quadrati, dialoganti tra loro attraverso le sottili linee d’ombra proiettate dai contorni delle figure. Sono opere in cui la dimensione aggettante è delicata e mobile, dipendente com’è dall’incidenza della luce rispetto alla posizione dell’osservatore. Si potrebbe quasi dire che i Rilievi anticipino, in un certo senso, il tema della fisiologia della percezione, che sarà dominante nelle successive ricerche ottiche e cinetiche italiane, sebbene, per Bonfanti, l’interesse primario resti quello dell’equilibrio e dell’autonomia formali.
I Rilievi precedono, di pochi anni, i dipinti su pavatex, i cosiddetti AC Murali, così chiamati perché evocano, con i loro fondi screziati, la consistenza delle superfici parietali. Il pavatex è, infatti, un materiale isolante, di solito usato per la coibentazione di tetti e dei pavimenti e composto di residui di legno pressati e incollati che danno ai pannelli una caratteristica texture irregolare. Si tratta, dunque, di un materiale economico, di produzione industriale, di cui l’artista intuisce subito il carattere ed il potenziale intrinsecamente pittorico.
In queste tavole, lasciate grezze, per valorizzare la tramatura del fondo, la sensibilità luministica di Bonfanti si fa più stringente e, insieme, più evidente. L’artista lavora con una gamma cromatica ridotta, minimale, tarando la tavolozza su variazioni di terre chiare e lasciando, talvolta intravedere il colore originale del pavatex.
Come gli antichi maestri, usa le velature per calibrare i passaggi di uno stesso colore e creare, cosi, un insieme armonico, di sapore squisitamente musicale.
In questo dialogo serrato tra la materia e la luce, Bonfanti sembra pervenire a una grammatica più rarefatta. Le sue tipiche stesure, precise e compatte, diventano più aeree, quasi trasparenti, e la luce acquista ora una più intensa vibrazione, scivolando sulla superficie mossa dai corpuscoli truciolari. Il pavatex, per Bonfanti non è un supporto qualunque, ma costituisce già un primo livello di pittura, una sorta di prima stesura, una materia sensibile su cui l’artista modula gli interventi successivi.
La temperatura cromatica dei pavatex varia dai primi esemplari, dipinti a olio, e dunque più caldi grazie all’apporto del colore vivo, organico, fino ai veri e propri Acrilici Murali, dove l’uniformità delle superfici subisce, a volte, un netto schiarimento e raffreddamento dei toni.
È soprattutto in questi lavori della maturità che emerge la sensibilità sottile e il carattere reticente, meditativo della sua pittura, sempre allusiva di una condizione d’intima, sognante contemplazione interiore. I colori chiari, eleganti, insieme all’articolazione di geometrie morbide, in cui le zone perimetrali sembrano scivolare l’una sull’altra, trovando nuovi e imprevedibili assesti statici, sono elementi che trovano un bilanciamento netto, deciso, nell’introduzione di contrappesi forti, come figure (o lettere) di colore scuro o nero.
Arturo Bonfanti è un maestro dell’equilibrio e della misura, capace di dosare i rapporti tra linea, superficie e colore in una prospettiva di ordine nitido e cristallino di matrice pierfrancescana ed ancorchè romanica.
Il pittore usa invece il pavatex, un supporto evocativo, eloquente, da domare attraverso il rigore della geometria e la poesia del colore ed introduce per la prima volta in pittura quella sensibilità tattile della materia, che aveva in parte anticipato nei Rilievi.
La sua è una scoperta che giunge, purtroppo, solo nella fase finale della sua produzione, una sorta di testamento spirituale, un tentativo, peraltro riuscito, di tradurre i suoi motivi formali e compositivi in una nuova dimensione spaziale, che finirà per marcare indelebilmente il senso complessivo della sua ricerca artistica, imponendo una doverosa rilettura di tutto il suo percorso. Un percorso - come hanno più volte evidenziato i suoi interpreti critici – solitario, finanche claustrale, tanto profondamente radicato nella tradizione quanto stilisticamente votato alla modernità, al punto da essere, in taluni casi, perfino anticipatore di intuizioni che avrebbero caratterizzato le successive sperimentazioni artistiche di marca astrattista.

Titolo: Graffiando la pelle, guardando i dipinti su pavatex e i rilievi di Arturo Bonfanti.

Autore: Claude Adrian Caponnetto

Questi sono, per la maggior parte, piccoli dipinti; molti artisti pensano che avere a che fare con le superfici piccole sia più difficile che avere a che fare con le superfici più grandi.
Io sono d’accordo e, per questo, guardando i lavori in questa mostra, specialmente i lavori su pavatex, mi sento sia felice sia scorato. Il sottile trattamento della ‘pelle’ dei dipinti è allo stesso tempo delicato ed audace; sorprende e si prende gioco dell’occhio nel fargli credere che stia guardando qualcosa che poi si trasforma in qualcosa d’altro e che, subito dopo, rivela se stesso essere già una cosa terza.
Questa non è un’impresa semplice perchè non è né ingannevole né carina, questa è linea e forma, linea e forma manipolate a vista d’occhio, dai colori semplici e delicati.
I materiali sono trattati con estrema cura e passione osmotica, un’ossimorica fredda passione, una spiecie di perfetto stato che alcuni artisti raggiungono e, di fatto, questo è vitale nella strada della loro ricerca formale ed emozionale verso ciò che è bellezza. Quel che ho appena detto si può dire a proposito sia dei dipinti su pavatex che dei rilievi.
I dipinti su pavatex, in alcuni casi, sorvolano la superficie della banalità senza mai toccarla, anzi, al contrario, questo rischioso gioco di allusione allo spazio plastico che mai si concretizza del tutto crea una tremenda e stupenda tensione.
Il caso di AC Murale 6 bis è esplicativo di questo gioco di “vedo non vedo”: la composizione si presenta in termini di plastica, quasi uno spazio realistico, plausibilmente comprensibile dall’occhio in un contesto fisico tridimensionale. Ma questo viene rinnegato dagli squisiti e peculiari elementi compositivi, dalla monotonia della parte patinata, dall’insistenza delle proprietà visive delle superfici dei pavatex e, infine, dall’ossessivo e sarcastico grafema “U”, quasi un avvertimento alla retina e alla mente di tornare indietro e di ripensare alla logica visiva.
Il pezzo sopra citato è un caso esemplare, ma questo approccio compositivo/emozionale non è certo limitato a AC Murale 6 bis, noi possiamo vedere in quasi tutti i pavatex una sottile allusione a questa logica spaziale.
I Rilievi ci si presentano con un ragionamento visivo stranamente simile, sebbene utilizzino mezzi fisici molto diversi, il titolo delle serie stesse indica questa differenza: Rilievi in inglese può significare, fra l’altro, “elevation” che è estremamente pertinente con questi dipinti.

La linea e la forma sono create tramite una disparità di altezza tra le parti della ‘pelle’ del dipinto. La ‘pelle’ è un buon termine per descrivere la superficie dipinta sia dei pavatex sia dei rilievi in quanto la superficie ruvida dei dipinti su pavatex presenta se stessa variegata, quasi biologica, mentre i Rilievi hanno una superficie tattile, se non anche il colore, simili a quelli della pelle umana. Questa è un’allusione di non poco conto dato che il sottile gioco di luce su questa sensibile epidermide è la ragion d’essere per la sua esistenza, è il mezzo con cui questi dipinti definiscono la loro essenziale natura astratta, sebbene non senza riferimento allo spazio reale.
In questo frangente del lavoro dell’artista noi possiamo vedere una purezza di linea e forma che scongiura la questione di una referenza illusionalmente spaziale, sebbene distante.
Io uso ‘distante’ in quanto sembra che ci siano una o due connessioni ancora da fare prima che l’allusione ad uno spazio illusionistico sia vagamente evidente; questo, in opposizione al rapporto più diretto che si può vedere nei più ‘caldi’ pavatex.
Come nella serie pavatex, anche nei rilievi c’è tensione, ma è una tensione di una natura diversa dato che non si tratta di un riferimento diretto allo spazio illusionistico, ma è della natura stessa della superficie.
Nei Rilievi l’enfasi sembra essere più sulla linea e sulla forma e sulla loro natura fisica mutabile in relazione alla luce. I pavatex sono più rappresentativi di questo rapporto mentre i rilievi sono quel rapporto.