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Alberto Viani - sculture

28 Nov 2002 - 30 Gen 2003

Opere

Alberto Viani
Bagnante
bronzo lucidato
cm 175x160
1970
Alberto Viani
Il grande idolo
bronzo nero
cm 190x105
1963
Alberto Viani
Omaggio a Michelangelo
bronzo nero
cm 200x87
1964
Alberto Viani
Torso maschile
marmo
cm 174x140
1963
Alberto Viani
Odalisca
bronzo lucidato
cm 51x48
1975
Alberto Viani
Nudo seduto
bronzo lucidato
cm 180x110
1958-1959
Dopo oltre vent'anni dalle ultime due personali tenute alla Galleria Lorenzelli di Milano (maggio-luglio 1976 e ottobre 1979) e altre importanti mostre in luoghi pubblici e privati, si inaugurerà giovedì 28 novembre 2002, alle ore 18,30, presso lorenzelli arte Milano, una mostra di sculture di Alberto Viani.
Saranno esposte circa 20 sculture in bronzo comprese tra i primi anni '50 e la metà degli anni '70. Importanti pezzi quali: Cariatid 1951-52, Nudo seduto / Nudo al sole 1956, Nudo seduto / Nudo femminile 1958-59, Chimera 1960, Chimera 1962, Il grande idolo 1963,Omaggio a Michelangelo 1964 e La grande madre 1966. Forme classiche astratte e purissime. Gli anni '70 comprenderanno invece le serie particolari delle Bagnanti e delle Odalische (1970-75) e alcuni bellissimi torsi femminili e maschili quali: Nudo virile 1973, Nudo femminile 1975, e la Grande odalisca anch'essa 1975.
Una mostra come un elogio alla sensualità plastica del bronzo. Un omaggio doveroso alla magistrale scultura.

NOTA BIOGRAFICA. Alberto Viani nasce il 26 marzo 1906 a Quistello di Mantova.
Compie gli studi all'Accademia di Belle Arti di Venezia allievo di Arturo Martini del quale eredita la cattedra nel 1947. Nel 1946 entra a far parte del Fronte Nuovo delle Arti, e col gruppo espone prima a Milano, alla Galleria della Spiga, e poi alla XXIV° Biennale di Venezia in occasione della quale vince anche un premio per la giovane scultura. Le partecipazioni alla Biennale si susseguiranno anche per gli anni: 1950, 1952, 1956, 1958 (personale antologica), 1966, 1968 (nella sezione: "dall'informale alle nuove strutture"), 1972 (sala personale), 1988. Del 1953 è la partecipazione alla Mostra d'Arte Italiana organizzata dalla Biennale di Venezia a Stoccolma e del 1961 quella d'Arte italiana Contemporanea organizzata dalla Biennale in Giappone (itinerante). Tra le mostre in Europa espone alle due edizioni dell'Esposizione Internazionale di scultura all'aperto nel Middelheim Park di Anversa (1950, 1953, 1963, 1973), a Documenta I di Kassel (1955) e a 2 Documenta 59 (1959).
In America inizia ad esporre già dalla seconda metà degli anni '40, quando il Museum of Modern Art di New York è tra i primi prestigiosi musei internazionali ad acquistare una sua opera (si tratta di un Nudo, o Torso femminile), e per ben due volte partecipa all'esposizione internazionale di Scultura al Carnegie Institute di Pittsburg (1958 e 1964). La partecipazione alla I° Biennale di S. Paolo del Brasile è del 1955, mentre alla VIII° è del 1965. Numerosi appuntamenti espositivi si susseguono quindi incessantemente a partire dall'immediato dopoguerra in Italia e fuori confine. Si ricordano infine, oltre alle già citate mostre, alcune importanti esposizioni ad Amburgo ("Plastic-im-Freien", 1953), Zurigo ("Junge Italienische Kunst", 1954), Londra (1955), Parigi (I° Esposizione Internazionale di Scultura Contemporanea, Museo Rodin, 1956), Biennale di Carrara (1959), Dallas (espone al Dallas Museum of Contemporary Art, 1960), New York (Galleria Odyssia, 1961 e 1967), Darmstadt (I° International der Zeichnung, 1964), Mexico (al Museo de arte moderno, 1966), L'Aquila ("Rassegna internazionale d'Arte contemporanea, 1968), Padova (Biennale del Bronzetto, 1975), Bruxelles (Exposition de Sculpture Européenne, 1979), Prato (Castello dell'Imperatore, 1980), Mantova (Palazzo te, 1980 e 1990), Venezia (Palazzo Vendramin Calergi, 1985).
Alberto Viani muore a Venezia il 10 ottobre 1989.
Dagli anni '80 sino ad oggi le opere di Viani continuano ad essere esposte in numerose esposizioni nazionali e internazionali.

Titolo: Il Miraggio simmetrico, il sogno elegante: la scultura di Alberto Viani.

Autore: Luca Massimo Barbero

Bonjour Viani! ……Mirage symetrique,le réve d'une plante au jardin d'Eden, Réve élegants greffés sur des réves éveillés. Jean Arp, 1961 In apertura e in sintesi riassunto nel titolo di questo breve pensiero per la scultura di Viani, un passo di un Petit Poème à l'intention de Viani scritto da Jean Arp negli ultimi mesi del 1957. Ancora l'intenzione tutta filologica di creare un confronto tra i due scultori del XX° secolo? Assolutamente! In sintesi, nelle parole e nella poesia di Arp invece, risiede, alberga – come un atomo potente e radioattivo – il senso della ricerca dello scultore italiano. Tutta l'opera di Viani anela, si chiede potentemente di raggiungere quella perfezione, quella linea, luce e spazio: plastica come un corpo compiuto nella materia e perfettamente sognata come un miraggio colmo di poesia. Le sculture di questa mostra riassumono esemplarmente l'iter maturo dello scultore, ne possiedono la luce e la perfezione quasi l'autore non avesse mai posseduto “l'ombra del dubbio”. Ma su questo dubbio, sull'inarcarsi mistico del cercare, domandare alla scultura e domandarsi come scultore è basata la vita di Viani stesso che, non a caso, appartato e potente, come un atomo si è scritto, trascorre la sua esistenza cercando, distruggendo, celando le sue prove, come sogni non ancora compiuti per essere esposti, raccontati, consegnati al loro destino pubblico. Ma tentiamo di creare o andare in ordine. Come ricorda Enrico Crispolti in un suo saggio dei primi anni Sessanta, i piccoli poemi di Arp dedicati a Viani, vengono richiesti dal critico negli ultimi mesi del 1957 per una monografia che non vedrà la luce. Quei versi, sono in realtà il dato tangibile di una stima ed amicizia che da anni Arp prova ed attesta verbalmente nei confronti dell'opera dello scultore italiano. Essi contengono, di fatto, quel “punto” chiave dell'opera che il maestro dell'“astrazione” riconosce come fondante in Viani. Ma invece di insistere sulla forma o linea, Arp insiste sul termine oggettivo di “Sogno”, reverie poetica, miraggio come immagine desiderata. E in questo desiderio di un nuovo corpo dell'immagine si ritrova, costruisce ed affonda la ricerca dello scultore sin dagli esordi noti. Ma quale è la “leggenda Viani”? Sin dai primi testi, Giuseppe Marchiori lo indica come schivo, determinato distruttore d'ogni scultura non perfetta, allievo di Martini e isolato, quasi mistico, ricercatore della perfezione assoluta. Se oggi possiamo innegabilmente constatare l'attualità della sua opera, la lucida presenza di opere “classiche” del secolo trascorso, è per quella ossessiva ricerca di perfezione; una vitalità che nasce da una grande crisi, da quel momento assoluto che dagli anni Quaranta lo lega, tramite la lezione teorica martiniana, alla “morte” della scultura. E' in questa eterna “Passione” che nasce e si accende, sprofonda ed innalza, altissima, la sua scultura. Il percorso di questo scultore vive in una “crisi ideale continua”, paradossalmente negata in apparenza dal risultato felice delle sculture. Questa crisi, come più volte è stato sottolineato dalla critica, nasce dal postulato martiniano della “morte” e Viani la eredita coscientemente. Il mondo classico, l'eterna statuaria che ha guidato e sotteso la grande scultura italiana del Novecento si sfalda, crolla, perde di necessità. Non la scultura in sé, come linguaggio, ma la linea sovrana, forte, fondante della scultura come legame necessario, vitale ed ancestrale con la “figura”: l'immagine umana, il corpo. In questa crisi Viani sviluppa il percorso intero della sua vita creativa, della sua scultura: la ricerca meravigliosa, solitaria e lucida di una Nuova Figura, la rinascita di una immagine che sfidi il tempo e le morfologie per traghettarsi nell'idealità di un corpo plastico dove la forma si doni alla luce ed allo spazio. E' curioso quindi che Arp, che questa crisi tutta italiana, mediterranea, classica, non ha vissuto, parli quindi di sogni, di miraggi delineando proprio le caratteristiche del nostro. Sempre Crispolti scrive puntualmente di questa diversità come di una scultura in cui: <>. E da qui l'Umanesimo di Viani, la necessità lucida di procedere per passi evolutivi, quasi si ricercasse un nuovo essere, una nuova “figura/creatura” degna di attraversare in forma scultorea il tempo. Per fare e giungere a ciò, concretizzare il proprio sogno poetico, l'autore chiede il silenzio, l'assoluta concentrazione, una nitidezza di pensiero ed esercizio che sfiora l'asetticità del Laboratorio: la pulizia da ogni Tempo. Dello scultore, di questo suo procedere ricorda già nel 1946 Bettini quando scrive che: << il discorso di Viani comincia subito in media res, le sue forme danno subito l'essenza della sua singolare espressione, con un rigore che ha pochi esempi, e tradisce la grande serietà dell'uomo che non si pone nemmeno il problema del compromesso: per il quale la solitudine intima è divenuta naturalmente, senza disperazione né retorica, la dimensione della propria vita >>. Le sculture nascono allora da questo “sentire” ed “essere”, ogni scultura. La forma si costituisce, l'immagine nasce da un lento concentrarsi sui “tempi” della meditazione, non vi è nulla di istintivamente naturale. In Viani, e così oggi dobbiamo accostare gli occhi ed i sensi alle sculture esposte, tutto è un procedimento lento, in crescita meditativa, intellettuale eppure ricca di sentimento, luce, forma, sensualità. Nelle sculture degli anni Sessanta, sino alle ultime prove la linea delle “figure” di Viani si complica per essere, paradossalmente, ancor più essenziale. Il “pondus” del corpo scultoreo si inarca, si libera tramite la complessa e mobile (spesso dinamica) linea dei “profili” delle modulazioni che formano, allagano lo spazio, modellandolo, non invadendolo. In questo “muovere” il profilo del corpo, il definire una figura mitologica, il darne visione plastica, in questo procedere lento, isolato, in Amore, risiede la terribilità della Chimera, un ‘opera scelta ad emblema di quella maturazione altissima. Le linee formano l'alata creatura, animale, divinità, immaginazione primordiale e mai, primitiva. Quell'idealità dello scultore, in quegli anni, gli anni dell'Omaggio a Michelangelo (scultura degna d'essere emblema del secolo trascorso) e dei torsi maschili. Vi è un silenzio terribile, centrale, implosivo in queste opere. Terribile si scriveva, ma di quella terribilità che si prova dinnanzi alla Bellezza, alla sua forma più pura. Guardiamo La Grande Madre. Il ventre si “atterra”, fertile ed eterno, la figura si inarca, innalza, racchiude, galleggiando nello spazio da se stessa determinato, amato, abbracciato. Non possono non soccorrerci le parole ancora di Bettini quando scriveva che: <>. Ma di quella sensualità la scultura si fa carico eterno, oltrepassa la “semplice” femminilità per giungere alla soglia dolorosa, ed appunto eterna della Maternità per eccellenza, incarnandone il simulacro, l'emblema ed accendendosi, nel bronzo, di una luce folgorante, spaventosa in cui tutto lo Spazio sembra voler “ritornare”. Questo scultore chiede nuovamente d'essere più che riletto criticamente (ché sterili battaglie filologiche giovano giustamente all'Accademia), merita d'essere ri-visto, esposto, restituito all'importanza europea ed internazionale che gli compete. Le sue “Figure” sostanti nel Tempo, hanno attraversato il secolo precedente ed ora attendono sulla soglia della luce ed ombra d'essere abbracciate dalle nuove generazioni che da queste forme, luci ed immensi spazi, non potranno che cogliere la profonda lezione di un maestro che è riuscito a concretizzare eternamente un classico, meravigliosamente sensuale, Miraggio di un corpo.

Titolo: Anima anima anima

Autore: Arturo Martini

Anima anima anima, figlioli, questa solo ha il diritto di confessarsi a Dio attraverso quell'oggetto che si chiamerà Arte. Da questa cima di diamante si vede l'unica verità, e chi guarda in giro perderà se stesso. La prepotente vocazione non ha bisogno di mestiere, e se questo servirà, sarà sempre una conseguenza del Verbo. L'artista è come il baco da seta che nello spurgo trova la sua trasparenza. E la vita è tanto breve per la creazione del bozzolo che sarà poi per l'eternità la nostra vera immagine immacolata e degna di presentarsi a Dio! L'Imalaia e un sasso sono la stessa cosa, come qualsiasi opera d'arte, compiuta nell'unità. Nessun problema porta al mestiere, ma solo l'anima lo sa comporre. Così vivrà tutta l'opera dello scultore Viani, perché ha capito che qualsiasi grandezza nasce da un'umiliazione che guarda in alto. Anima anima anima, figlioli. Arturo Martini, 1946 Dal catalogo Alberto Viani, Mirano 1984

Alberto Viani - sculture
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Catalogo numero: 101
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