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Arcangelo - sègou

12 Mag 2010 - 7 Lug 2010

Opere

Elenco opere »
Arcangelo
Sègou del Mali
tecnica mista su tela
cm 135x140
2010
Arcangelo
Sègou
tecnica mista su tela
cm 135x140
2010
Arcangelo
Sègou
tecnica mista su tela
cm 135x140
2010
Arcangelo
Scala Dogon, Sègou del Mali
tecnica mista su tela
cm 137x193
2010
Arcangelo
Terra dei Mali del Sègou
tecnica mista su tela
cm 138x176
2010
Arcangelo
Sègou di Terra
tecnica mista su tela
cm 177x235
2010
Arcangelo
Terra Africana del Sègou
tecnica mista su tela
cm 138x224
2010
Arcangelo
Sègou di Terra
tecnica mista su tela
cm 130x170
2009
Arcangelo
Sègou del Mali
tecnica mista su tela
cm 137x163
2010
Arcangelo
Ho visto il cielo grigio in Kenia
tecnica mista su tela
cm 135x167
2009
Arcangelo
Tessuto Sègou Terra del Mali
tecnica mista su tela
cm 137x158
2010
Arcangelo
Sègou del Mali
tecnica mista su tela
cm 112x133
2010
Arcangelo
Sègou del Mali
tecnica mista su tela
cm 112x135
2010
Arcangelo
Sègou
tecnica mista su tela
cm 86x115
2009
Arcangelo
Sera Sègou
tecnica mista su tela
cm 85x113
2009
Arcangelo
Terra dei Sègou
tecnica mista su tela
cm 88x1133
2009
Arcangelo
Sègou del Mali
tecnica mista su tela
cm 86x111
2009
Arcangelo
Sera Sègou
tecnica mista su tela
cm 85x113
2009
A distanza di cinque anni dall'ultima mostra, Lorenzelli Arte presenta il 13 maggio un nuovo progetto espositivo di Arcangelo, artista campano che dagli anni '80 ha indirizzato la sua indagine verso la conoscenza e il confronto con temi di diversa estrazione culturale, concentrandosi soprattutto su quello che queste culture possono produrre di poetico e artistico e sul contributo che possono dare alla conoscenza dell'uomo.

Lo sguardo antropologico dell'artista in questa occasione si è nuovamente rivolto all'Africa, un tema ricorrente (ricordiamo i cicli precedente dedicati ai Dogon e ai Masai), un luogo simbolico che ha esercitato il suo incanto per la mescolanza di culture, misteri e riti, e per la capacità di mantenere nella propria tradizione le radici della sua storia. Una fascinazione che nell'opera di Arcangelo si traduce in un alfabeto segnico di straordinaria potenza e significato.
Le opere in mostra sono il frutto di un viaggio fisico e spirituale -la meta è Sègou, regione e città del Mali, antica capitale dell'Impero Bambara- una memoria dimenticata che riaffiora nelle suggestioni della sua pittura, la sedimentazione di sensazioni che l'artista ha rielaborato, una volta rientrato nello studio, metabolizzando suoni, colori, profumi. Come scrive Flaminio Gualdoni nel testo in catalogo “Ogni viaggio fisico è per Arcangelo altra esperienza, altra terra da toccare, altro cielo, altro spazio percorso e pensato, altra vita vissuta e vista vivere nella sua pienezza meravigliata, nel suo disordine potente e fervido”.

L'esposizione conta circa venti opere su tela, di medio e grande formato realizzate nel 2009/2010, che affiancheranno un “assemblaggio” di 250 oli su carta di piccole dimensioni, appesi uno a fianco all'altro, a formare un unicum pittorico che solo ad una visione ravvicinata svelano il complesso universo iconografico che li occupa.
Maschere, oblunghi idoli propiziatori, serpenti, vasi sono alcune delle immagini mitiche di questi nuovi lavori di Arcangelo dove la figurazione è presente in maniera più concreta rispetto ai precedenti cicli e il colore è brillante e materico al punto da diventare immagine. Corpi, architetture, oggetti si fondono con sfondi vivaci , che riflettono le caratteristiche della cultura artistica africana.

Durata mostra: 14 maggio – 3 luglio 2010

Inaugurazione giovedì 13 maggio 2010 - ore 18.30

L'artista sarà presente all'inaugurazione

Indirizzo:
Lorenzelli Arte
corso Buenos Aires, 2
20124 Milano

Orari:
martedì - sabato, ore 10.00/13.00 - 15.00/19.00.
lunedì su appuntamento. Festivi chiuso

Come raggiungerci:
Metropolitana 1 (rossa), fermata Porta Venezia
Tram: 9, 29, 30, fermata p.zza Oberdan
Passante ferroviario: Porta Venezia

Informazioni generali:
+39.02.201914
Judith van Vliet: judith@lorenzelliarte.com
www.lorenzelliarte.com

Ufficio Stampa:
Emanuela Filippi - Eventi e Comunicazione
+39.02.4547.9017 – +39.392.4150.276
eventiecomunicazione@gmail.com

Titolo: Arcangelo: Sègou

Autore: Flaminio Gualdoni

Sin dagli anni ‘80 che ne hanno testimoniato la maturità, Arcangelo frequenta l’Africa. Intellettualmente, emotivamente, fisicamente, non importa. L’Africa è dentro il suo lavoro perché ne è materia genetica, perché egli chiede alla pittura di farsi comunque esperienza primaria del luogo e della vita, della magia e del mito, del senso possibile: le chiede di tornare a essere espressione, ovvero quel generarsi del senso, vuole André Leroi-Gourhan, “inseparabile dalla tecnica come dal linguaggio, che è alla comune origine della religione e dell’arte”, perché “l’artista esercita attraverso le forme una funzione simbolizzante” la quale si presenta come unico sistema di pensiero, e perché “vi si trova, simbolizzata da personaggi umani o animali, una certa immagine dell’ordine universale”.
Non arte antropologica in senso canonico, beninteso, è stata ed è quella di Arcangelo, bensì un fastoso rimontare involutivamente alla ragione antropologica del fare, a quel primitivo non figlio dell’Europa del ‘900 ma del sapere atavico del segno e della forma, capace di pronunciare il mondo.
Africa è un luogo a sua volta simbolico, è comunque per Arcangelo una terra mia perché è una patria: è, per usare le parole del Michel Leiris di L’Afrique fantôme, il luogo ove si avverte “una presenza concreta e l’immediatezza succulenta della vita”, dove ancora ci si può sentire “un uomo integrale e non un frammento d’uomo”.
Masai, Lobi, Dogon... ora Ségou, capitale mitica dei Bambara, coloro per cui il cosmo si crea dalla forza generatrice emanante da Gla a partire da Fu “pieno del suo vuoto e vuoto pieno di se stesso”, e la cui divinità prima è Pemba, dio d’ombra, albero e sesso, come racconta Youssouf Tata Cissé.
Ogni viaggio fisico è per Arcangelo altra esperienza, altra terra da toccare, altro cielo, altro spazio percorso e pensato, altra vita vissuta e vista vivere nella sua pienezza meravigliata, nel suo disordine potente e fervido. E si fa frequenza fondamentale del suo dipingere, del suo fare immagine a partire da una ragione espressiva che non è far vedere ma far essere, che è insieme journal e mitografia introversa, fascinazione e sapienza.
Lo spazio di Arcangelo è da sempre, seguendo l’intuizione luminosa di Pierre Francastel sul punto di transito tra primitivo e contemporaneo, topologico, “cioè deformabile, fondato sulla nozione di vicino e lontano, di successione e contiguità, di avvolgimento e continuità”. È serrato e ametrico, tessuto di corporeità dense e impure che si affollano e si dilatano, si stratificano e collidono, sino a farsi evidenza concitata e sintetica in cui la trama iconografica si dà tutta in presenza, inghiottendo lo sguardo.
Prima, era luogo di una nerità dichiarata e ossedente, come in Tàpies “una specie di materia prima interiore”, sostanza oscura ma dotata di plurime vocazioni, della quale egli si faceva complice agonistico nel processo continuo di formatività, per intuizione definitiva del senso stesso del divenire permanente dalla quantità alla qualità.
Ora è potente materia colore, corposa e aspra, svariante da celesti impuri a verdi cantabili, da bianchi calcinati a ocre e viola e rossi smemorati di captazione sensuosa, fatti bachelardiana “pâte première” e sogno della mano che scava l’oscurità, le sue antiche Notti di demoni divenute ora senso e sacro della terra, la terra madre mediterranea dell’origine d’Arcangelo ritrovata nella fisicità eroticamente fastosa di questo mondo ancora così presente a se stesso, sempre atavico sempre attuale.
Ed è materia che si fa trama di segni, segni già, al loro stesso darsi, in umore di simbolo: albero vaso serpente acqua scala griglia donna...
Notevole è osservare come, in un processo come quello ferocemente distillato ma ogni volta problematicamente riproposto ed espanso di Arcangelo, sia posta in scacco definitivamente qualsiasi questione oziosa riguardante il figurare e l’astrarre, qualsiasi categorizzazione e intenzionalità nominativa della pratica e della politica contemporanea d’immagine. Il naturale, il corporeo, il luogo, la figura, nella dimensione che egli pratica sono altro, altro radicale, rispetto alle nostre convenzioni correnti, e chiedono d’essere altrimenti guardati e interrogati.
Proprio in Africa, scambiando pittura con gli artisti autoctoni o segnando con vitalismo concentrato e concitato la porzione della tela e del foglio che è spazio suo, Arcangelo può ritrovare il momento, l’ambito appropriato, in cui l’atto artistico si fa autentica, sorgiva generazione, in assenza d’ogni clausola che non sia il suo stesso esistere palpitante, e il suo sapersi esistere.
In ogni quadro per lui davvero, come vuole Paul Éluard, “Primo mattino, ultimo mattino. Il mondo comincia”.

Arcangelo - sègou
Sottotitolo:
Catalogo numero: 131
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